Poliziotti egiziani arrestati per aver ucciso un uomo. Un nuovo caso Regeni?

Allora è un vizio: sempre più spesso le autorità egiziane sono accusate di aver innescato un giro di vite repressivo, sia interno sia esterno. Nelle ultime ore otto poliziotti egiziani, tra cui un investigatore, sono stati arrestati al Cairo con l’accusa di aver picchiato a morte una persona. Lo riferisce il sito Youm7 in linea con altri media. Il ministero dell’Interno ha reso noto che l’uomo, Hussein Farghaly, 61 anni, è deceduto in ospedale dopo aver accusato un malore durante un interrogatorio incentrato su una sua violenta disputa con un inquilino per il mancato pagamento di affitti, riferisce da parte sua il sito del quotidiano Al Ahram. Al momento del fermo c’era stata una zuffa e un ferimento di Farghaly. Il dicastero negli ultimi mesi è nel mirino per «diversi casi di decessi di cittadini in custodia delle forze dell’ordine e per informazioni su torture in commissariati», ricorda ancora il sito del maggiore giornale governativo. Il ministero dell’Interno sostiene però che tali casi di brutalità da parte della polizia sono “isolati” e promette di deferire in giudizio i poliziotti accusati. Lo stesso dicastero ha stilato un disegno di legge per monitorare il comportamento della polizia e punire i violenti ma il testo è fermo in parlamento. Negli ultimi mesi tribunali egiziani hanno condannato al carcere decine di poliziotti accusati di percosse a morte, sostiene Al Ahram. Un altro sito, Cairo Post, ricorda che in gennaio il Centro di recupero per vittime di torture segnalò 139 casi di morte in luoghi di detenzione nel 2015, di cui 39 per presunte torture. E il caso Regeni potrebbe essere proprio il risultato di uno di questi frequenti abusi da parte delle forze dell’ordine.

Poliziotti arrestati, giro di vite anche nei confronti della stampa

Tra l’altro, nei giorni scorsi si è registrata la protesta di molti giornalisti, egiziani e stranieri, nel mirino delle forze di Al Sisi. Non si allenta insomma in Egitto la stretta delle autorità sui giornalisti, come ci rammenta il caso del reporter francese Remy Pigaglio, corrispondente al Cairo da metà 2014 per il quotidiano cattolico La Croix e la radio Rtl, che si è visto vietare l’ingresso nel Paese al ritorno da una trasferta. Nonostante, sottolineano i suoi datori di lavoro, avesse tutti i documenti in regola. Immediata la reazione del governo francese, che ha affermato di «disapprovare vivamente» la decisione di espellere il cronista, presa dalle autorità egiziane nonostante l’intervento del capo della diplomazia transalpina, Jean-Marc Ayrault. Ben più dure le parole dei colleghi di Pigaglio al Cairo, che in un messaggio diffuso su web e social network denunciano «la crescente repressione esercitata dalle autorità su media egiziani e stranieri» e chiedono spiegazioni su quanto successo. Non senza sottolineare che «la libertà di stampa è ripetutamente calpestata, mettendo in pericolo la sicurezza dei giornalisti».