Per i servizi segreti israeliani gli italiani in Libia sono già entrati in guerra

A riportarlo per primo il sito Debka file, vicino ai servizi segreti israeliani, citato da Fausto Biloslavo del Giornale. Debka file ha scritto che in Libia gli italiani sono già in guerra. Un «convoglio di marines italiani, corpi speciali britannici e truppe dell’esercito libico, che stava viaggiando da Misurata verso Sirte, quartier generale dell’Isis è finita in un’imboscata dello Stato islamico». L’attacco sarebbe avvenuto il 27 aprile e Debka sostiene addirittura che «soldati italiani sono stati uccisi o feriti». L’imboscata sarebbe scattata con una macchina minata usata come ariete, altri assalitori suicidi, bombardamento di mortai e fuoco d’inferno. «Le forze occidentali» sono state in grado di sganciarsi dalla furiosa battaglia, secondo Debka, solo grazie all’intervento «di caccia ed elicotteri francesi e italiani». Ufficialmente, i primi corpi speciali italiani, che arriveranno ufficialmente a Tripoli, saranno i Ranger, gli alpini paracadutisti, che faranno parte della forza di protezione della sede Onu. La missione italiana in Libia prevede anche l’addestramento dei reparti locali e al momento si sta approntando un dispiegamento di 400 uomini al massimo. Una parte composta da carabinieri, che temono una missione troppo leggera come copertura di fuoco.

La secca smentita della Difesa alla notizia dalla Libia

La Difesa ha ribadito a fine aprile con l’inviato del Giornale, che il coinvolgimento di personale italiano «non è assolutamente vero», ma la notizia è stata rilanciata dall’account twitter Mossad news, ufficiosamente collegato ai servizi israeliani. Una fonte diretta del Giornale, a conoscenza delle operazioni speciali in Libia, sottolinea che «i nostri sono pochi e con il cappello dei servizi segreti». Così il governo può smentire ufficialmente la presenza di corpi speciali sul terreno, come la Task force 45 in Afghanistan. «Non è escluso che i britannici, ben più aggressivi, siano finiti in un’imboscata, ma i pochi italiani non partecipano ad operazioni del genere mescolati a convogli di altri» spiega la fonte del Giornale.