Il pd Andrea Romano e quelle strane amnesie sui sabotatori delle riforme

Il senatore Andrea Romano, del Pd, ha un pregio e un difetto. Il pregio è quello di non ovattare o camuffare il suo renzismo arrembante come fanno tanti convertiti dell’ultima ora (il Nostro è stato eletto con Monti e prima ancora ha diretto la fondazione Italiani-Europei di Massimo D’Alema, oggi irriducibile avversario del premier); il difetto, davvero grave per uno storico come lui, è quello di pretendere di inquadrare il passato con le lenti deformanti degli interessi di bottega elettorale. Una prova di questo svarione politico e professionale l’ha fornita egli stesso con un editoriale sull’Unità (“Pannella, Grillo e i fascioleghisti”) nel quale dà prova di sovrano sprezzo del ridicolo quando tenta di presentare i Cinquestelle come tardi epigoni di una destra antipolitica, cui il senatore oppone la riforma costituzionale di Renzi collegandola idealmente alla decennale critica del leader radicale al malfunzionamento della democrazia. Ora, che nella destra abbondino pulsioni antipolitiche non è una scoperta di Romano ma una constatazione imposta dalla realtà. Il suo stesso blocco sociale (partite Iva e non garantiti) nutre da sempre un sentimento di diffidenza se non di ripulsa della politica, dei suoi riti e delle sue liturgia. È falso, però, che la destra vi si sia limitata a specchiarsi. Non lo ha fatto neanche nel ventennio berlusconiano quando irresistibile soffiava il mito della purezza della società civile, contrapposto alle lordure dei partiti. La riforma costituzionale del governo Berlusconi, poi non confermata dal referendum del 2006, ne é la più granitica conferma. E lo storico  Romano dovrebbe ricordare che proprio l’attuale suo partito fu allora in prima linea nel sabotare quel tentativo di ammodernamento della “Costituzione più bella del mondo”, e non in nome del primato della politica o del buon funzionamento della democrazia bensì in appoggio ai “girotondi” e in aperto fiancheggiamento di quel “partito delle toghe”, la cui vicinanza ai Cinquestelle oggi innervosisce e preoccupa il Pd ben più di una possibile batosta alle elezioni di giugno. Ed è proprio su questa singolare circostanza, ignota a qualsiasi democrazia degna di questo nome, che ci piacerebbe leggere una dotta analisi del senatore professor Romano. Ma è difficile che ci possa accontentare.