Donne diacono: perché quella del Papa non è una “svolta femminista”

Ma è davvero una svolta femminista quella di papa Francesco che istituisce una commissione di studio per rendere permanente il diaconato femminile? In realtà già nella chiesa primitiva le donne accedevano al primo gradino del sacerdozio e dunque in questo senso il Papa si riallaccia direttamente all’autorità della Chiesa delle origini. Inoltre le donne diacono potrebbero battezzare e celebrare i matrimoni, assistere i moribondi e leggere il Vangelo durante la messa ma verrebbero escluse da quello che è, teologicamente, il fondamento del sacerdozio: confessione e soprattutto celebrazione dell’eucarestia. Sbagliato allora vedere nella mossa di papa Francesco una mano tesa all’emancipazione femminile: più vicina al vero probabilemnte la tesi della storica Lucetta Scaraffia che vede in questa “svolta” una dimostrazione di quel sano realismo, di quel pragmatismo di cui Francesco si è fatto interprete anche in altre cocasioni: rispondendo alla domanda delle suore sul ruolo delle donne nella Chiesa, “Francesco – scrive Scaraffia sul Messaggero -ha parlato della possibilità di riesaminare la questione, riprendendo gli studi sulle comunità cristiane primitive, dove c’erano diaconesse. Il papa sa che in tante parti del mondo, dove i sacerdoti scarseggiano, sono le donne a svolgere alcune delle loro funzioni, come i diaconi, anche se questo ruolo non viene loro riconosciuto. Con la sua proposta di riaprire la questione, Francesco ha fatto capire che questa esclusione non è fondata su dogmi, e neppure nella tradizione religiosa, ma che si tratta di un problema di norme legate a un contesto storico per il quale sono state emanate. Oggi, che il contesto è cambiato, ci si può ripensare e calarsi nella società moderna”.