Obama andrà a Hiroshima, ma non chiederà scusa. Che ci va a fare?

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Barack Obama andrà  a Hiroshima, annuncia la Casa Bianca, nell’ambito del viaggio in Asia fra il 21 e il 28 maggio. Obama farà la «storica visita a Hiroshima con il primo ministro Abe per sottolineare l’impegno a perseguire la pace e la sicurezza del mondo senza armi nucleari». Il consigliere alla sicurezza nazionale della Casa Bianca, Ben Rodhes precsa però che Obama non rimetterà in discussione la decisione degli Stati Uniti di sganciare la bomba atomica durante la Seconda Guerra Mondiale. Insomma, gli Usa non chiederanno scusa al Giappone per aver sperimentato sulla vita di tanti innocenti l’apocalissa nucleare.

Un domanda a questo punto sorge spontanea: che ci va a fare, Obama, a Hiroshima se ancora, a 71 anni dal terrificante bombardamento, gli Stati Uniti non sono disponibili a chiedere perdono per aver compiuto un atto di tanta, agghiacciante ferocia ? È evidente che l’America continua a ragionare con la mentalità del vincitore. E si sa che l’etica del vincitore, almeno nella versione dell’ideologia americana, è diversa da quella degli sconfitti. Proprio mentre gli Stati Uniti sganciavano le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, in quelle stesse settimana, veniva istruito a Norimberga il processo contro i criminali di guerra nazisti, sulla base di una nuova fattispecie di reato: quella del crimine contro l’umanità. Da allora a oggi non s’è però sciolto il nodo: il reato di crimine contro l’umanità può essere contestato solo agli sconfitti? Ma allora, se è così, di quale principio universale parliamo?

La visita di Obama a Hiroshima ha dunque il chiaro sapore dell’ipocrisia politica e dell’impostura ideologica. Gli Stati Uniti, unica potenza al mondo ad aver usato l’arma nucleare, dicono che non bisogna usare l’arma nucleare. Non solo hanno distrutto in pochi minuti due città, ma ancora , dopo 71 anni, pretendono l’applauso.