Nozze gay, se il cattolico Lupi teme il referendum che vuole abrogarle

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In un’intervista al Corriere della Sera, l’alfaniano Maurizio Lupi si è detto contrario a un referendum abrogativo della nuova legge sulle nozze gay perché – ha argomentato – in caso di bocciatura, spianerebbe la strada anche alle adozioni. Parole scontate: il Ncd ha tutto l’interesse a vendere come una propria vittoria lo stralcio della stepchild adoption dal testo Cirinnà e al tempo stesso sa che non può permettersi una consultazione popolare che lo costringerebbe a scegliere tra coscienza e convenienza. Ma sono anche parole che impongono ai promotori di agire con la dovuta determinazione.

Il Ncd di Lupi teme la scelta tra coscienza e convenienza

L’organizzazione di un referendum abrogativo non è mai una passeggiata, men che meno se la legge da cancellare è quella sulle nozze gay, tema su cui il centrodestra ha registrato non pochi distinguo. È quindi auspicabile che i suoi promotori abbiano ben soppesato le loro parole e ancor meglio inquadrato il contesto in cui hanno calato l’iniziativa. La doppia fiducia posta dal governo alla “Cirinnà” ha impedito il confronto in Parlamento e anestetizzato il dibattito nel Paese. Il ferro è freddo. Ma è indispensabile renderlo incandescente se, come auspichiamo, l’obiettivo è aprire gli occhi agli italiani sull’imbroglio di una legge cucita su misura dei capricci di una sparuta minoranza e delle necessità politiche di Renzi, e tuttavia spacciata da media compiacenti e da pseudo-elite irresponsabili come un scelta di civiltà. Per riuscirvi, non servono i tiepidi né i cacadubbi, ancor meno i “benaltristi” alla Lupi, vale a dire quelli che in nome di un mai precisato “ben altro” spostano sempre in avanti l’ora “x” e alla fine non trovano mai una battaglia da combattere, proprio come Bertoldo non trovò mai l’albero cui impiccarsi. Tiepidi, cacadubbi e “benaltristi”, del resto, non sarebbero spendibili in un’aspra contesa culturale. Perché è esattamente di questo che c’è bisogno per evitare di farsi rimorchiare dalle parole d’ordine degli avversari. Al contrario di quel che vorrebbero far credere, infatti, lo scontro non è tra presunti modernisti e pretesi arretrati, ma tra chi pensa che la famiglia naturale sia un inutile orpello e chi invece ne sostiene l’insostituibilità in un’ordinata e civile convivenza.

La consultazione popolare sia una battaglia “ghibellina”

Tutto il resto è fuffa, e c’e solo spazio per un consiglio non richiesto: sia il referendum una battaglia laica, anzi ghibellina, scevra cioè da implicazioni di natura confessionale. Renzi ha ragione quando dice di «aver giurato sulla Costituzione e non sul Vangelo» ma è altrettanto vero che nessuno, neppure Lupi, può dire di aver visto una Chiesa particolarmente attiva nel contenere l’iniziativa del governo. Un motivo in più per intensificare gli sforzi. La nostra è un’epoca “liquida”, che non tollera più la rocciosa asperità dei dogmi e il low profile delle gerarchie vaticane ne costituisce la più autorevole conferma. È tempo di farcene una ragione.