New York s’inchina al mito di Anna Magnani: 24 film celebrano Nannarella

Difficile provare a scrivere qualcosa sull’indimenticabile. Immensa. Insuperabile Anna Magnani, senza incorrere nel rischio di ripetere banalmente quanto già detto, sviscerato, riconosciuto e tributato alla mitica attrice da tutti nel corso del tempo. Una donna tormentata e meravigliosamente straripante. Una personalità istrionica, la sua, che il cinema ha saputo valorizzare e a cui l’attrice, in cambio, ha impresso dal primo all’ultimo fotogramma un marchio indelebile, inconfondibile: il suo.

Il mito di Anna Magnani

Una maschera da tragedia greca, quella di Nannarella, capace di strappare sorrisi e di far scendere una lacrima senza mai forzare la mano, senza mai incappare nella trappola del manierismo, quella più insidiosa e al tempo stesso più lontana per lei,  interprete d’istinto, attrice d’impeto, “donna di pancia” come si direbbe oggi. Una maschera, quella della professionista, che ha sempre celato, senza mai nascondere del tutto – e meno che mai mistificato – il volto della donna. Una donna tormentata, dotata di veemenza e determinazione quanto profondamente intrisa di fragilità. Un’inteprete che ha regalato all’immaginario collettivo pesonaggi indimenticabili, ruvidi almeno quanto irresistibili e accattivanti, che ad ogni fotogramma tradiscono un frammento della donna: per questo Anna Magnani è, e resterà per sempre, la Lupa che ha allattato con il suo talento e la sua inconfondibile romanità intere generazioni di cinefili. E quello che la Bardot ha rappresentato per i francesi; Marilyn per gli americani, Nannarella lo ha incarnato per gli italiani tutti, romani e non. Un mito debordante, il suo, capace di declinarsi in nome di un’ecletticità e di una completezza uniche, persino agli stilemi hollywoodiani: anche per questo, oggi, al di là dell’oceano, non si contano le inziative e gli omaggi come quest’ultimo organizzato a New York.

New York celebra l’indimenticabile Anna Magnani

E allora, «si può dire che New York è una città per Anna Magnani? Oddio, unire due cose così violente insieme, non so cosa succederebbe!». rispondeva nel 1953 proprio la stessa Magnani alla Rai, in occasione della prima newyorchese di Bellissima. Ebbene, quei due affascinanti mondi stanno per tornare a incontrarsi: l’Istituto Luce-Cinecittà e la Film Society del Lincoln Center dedicheranno alla Magnani, alla sua carriera e al suo mito, un’ampia retrospettiva. Ventiquattro titoli, 24 indimenticabili film firmati Rossellini, De Sica, Visconti, Fellini, Renoir, Cukor, Lumet, Dieterle, in pellicole 35 e 16 mm, verranno proiettati tra il 18 maggio e il primo giugno al Walter Read Theatre di New York, per poi proseguire nel resto degli Usa e in Canada. I film vengono in massima parte dagli archivi di Luce Cinecittà e coprono l’arco cronologico della carriera di Anna, tracciando al tempo stesso una storia della sua vita e della vita in Italia tra il 1934 (Tempo Massimo di Mattoli) fino al nostalgico Roma di Fellini del 1972, passando naturalmente attraverso Roma città aperta e lo sfortunato Vulcano del 1949, dove storia personale e professionale della diva si intrecciarono.

La famosa «guerra dei vulcani»

Filmato a Salina dal tedesco William Dieterle – pionieristiche le riprese sottomarine di Fosco Maraini e Francesco Alliata – mentre l’ex compagno Rossellini girava Stromboli con Ingrid Bergman, fu interpretato da molti come una vendetta di Anna per esser stata tradita, ma finì quasi subito nel dimenticatoio in quella che all’epoca venne soprannominata «la guerra dei vulcani». La retrospettiva ripropone negli Usa, che hanno tributato alla Magnani i più alti onori – dall’Oscar alla stella sulla Hollywood Walk of Fame – l’idea stessa del cinema italiano interpretato dall’attrice anche oltreoceano. Tra i film della serie, allora, non poteva mancare ovviamente La Rosa Tatuata di Daniel Mann che le fece vincere l’Academy Award, e poi i titoli internazionali della diva, da Selvaggio è il vento di Cukor alla Carrozza d’Oro di Renoir, fino a Pelle di Serpente di Lumet.