Napoli, l’Ordine dei medici organizza corsi per affrontare le risse in ospedale

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Schiaffi, calci, pugni, insulti e minacce. Non passa giorno che negli ospedali di Napoli esplodano risse e si scatenino aggressioni nei confronti del personale sanitario, spesso ad opera dei familiari di pazienti. Una pratica che è diventata oramai divenuta un’usanza consolidata. I posti di polizia presenti all’interno dei nosocomi sembrano non essere in grado di frenare l’ira di parenti e amici dei ricoverati quando si tratta di alzare le mani o la voce nei confronti del personale medico. Ed è così che l’Ordine dei medici di Napoli ha deciso di passare all’azione realizzando corsi di formazione ad hoc per fornire a medici e personale sanitario gli strumenti per gestire «al meglio» le situazioni di pericolo.
L’iniziativa nasce proprio a seguito dei numerosi episodi di violenza a carico di medici degli ospedali napoletani da parte di pazienti e familiari.
«È nostro impegno – spiega il presidente dell’Ordine Silvestro Scotti – proseguire nel percorso per garantire sicurezza ai medici con particolare attenzione a quanti lavorano nell’emergenza che sono i più a rischio».
Un tema, quello della sicurezza, che è stato anche al centro di un incontro tra il leader dei medici partenopei e il commissario di governo Joseph Polimeni.
A quanto riferito da Scotti, dal commissario è venuta «la disponibilità a sollecitare le aziende sanitarie e ospedaliere affinché vengano avviati corsi di formazione ad hoc sulla gestione dei soggetti a rischio».
Per quanto riguarda il fenomeno delle aggressioni a medici, il presidente Scotti ritiene che «quando i medici subiscono aggressioni si dovrebbe procedere d’ufficio così come accade per gli agenti di polizia o per qualsiasi altro pubblico ufficiale. Oggi invece – sostiene Scotti – serve sempre una denuncia di parte che mette il medico nella difficile condizione di dover rispondere all’aggressione con un’altra aggressione, se pur di carattere legale. Chiediamo che questa legge cambi e siamo in attesa di risposte dal Ministero».
La lista delle aggressioni al personale degli ospedali di Napoli è lunghissima. Nel giugno 2015 un medico e un’infermiera vennero aggrediti di notte a calci e a pugni al Cardarelli da un uomo con problemi psichiatrici. Tanto che Silvestro Scotti sbottò: «Se continua così sarà necessario richiedere l’intervento dell’esercito, esattamente come successe a Scampia nei mesi della faida». Il 15 marzo di quest’anno, in pieno giorno, un paziente in attesa al Pronto Soccorso dell’ospedale San Giovanni Bosco, spazientito per la lunga attesa, si alzò dalla sedia a rotelle e, dopo aver insultato la dottoressa addetta allo smistamento dei casi, le rovesciò una scrivania addosso e iniziò a picchiarla selvaggiamente rompendole gli occhiali da vista. E mentre nel Pronto soccorso si scatenava il panico con un fuggi fuggi generale, l’uomo si scagliò contro un altro medico intervenuto in aiuto della dottoressa. Nel novembre 2014 toccò al Loreto Mare: un paziente che non voleva attendere il proprio turno aveva fatto irruzione nel Pronto Soccorso strattonando un’infermiera e, poi, prendendosela con altri due medici. Un anno prima un paziente aveva sparato a una guardia giurata, sempre tra le mura del Pronto Soccorso del Loreto Mare. Sempre nel novembre 2014 i familiari di un degente avevano aggredito in gruppo infermieri, medici e, persino, vigilantes scatenando il panico nell’ospedale Cardarelli. Non a caso è l’Asl Napoli 1 che conta il record di violenza subita nei presidi di Loreto Mare, San Giovanni Bosco e Cardarelli. Nel giugno 2015 sempre l’Ordine dei medici di Napoli aveva annunciato che avrebbe fatto distribuire 500 casacche blu imbottite, identiche ai giubbotti antiproiettile, ai medici in servizio nei presidi più pericolosi. Sul “giubbotto antiproiettile” campeggiava la scritta: “Stop alla violenza sui camici bianchi”. Ma, evidentemente, anche questa trovata non è servita se, ora, partono i corsi di formazione per medici per fronteggiare fisicamente le aggressioni.