Morosini: «Mai detto di fermare Renzi». Ma Orlando chiede lumi al Csm

«Non ho mai detto di fermare Renzi». Nuovo scontro tra Csm e ministero della Giustizia sullo sfondo del braccio di ferro tra le procure e il premier. Protagonista del casus belli,  il loquace consigliere del Csm di Magistratura democratica, Piergiorgio Morosini, che, all’indomani dell’intervista al Foglio (un colloquio informale, presso la sede del Csm), smentisce di aver mai sostenuto la necessità di fermare il premier, come gli viene attribuito dal quotidiano, scatenando un caso politico (che ha occupato un’intera sessione del Csm) e l’intervento del ministro Andrea Orlando.

Morosini: mai detto di fermare Renzi

«Mi sono state attribuite delle affermazioni che non ho mai fatto e dalle quali prendo con nettezza le distanze. Prima fra tutte quella che dà il titolo all’intervista: non ho mai detto “Renzi va fermato”», ha chiarito in una nota il magistrato che però non ha convinto il ministero di Largo Arenula che vuole vederci chiaro. Il ministro Orlando ha chiesto al vicepresidente del Csm, Giuseppe Legnini, «un incontro formale per un chiarimento» sulla vicenda. «Se alcune di quelle parole risultassero in qualche modo confermate sarebbero in aperto contrasto con lo spirito di leale collaborazione che fino a qui ha ispirato i rapporti tra governo e Csm», ha detto chiaramente il Guardasigilli. Dal suo canto Legnini ha preso le distanze dal togato di Md, definendo «inopportuno» che un consigliere del Consiglio superiore della magistratura partecipi a una campagna politica come quella referendaria sulle riforme costituzionali. E ancora: «Sono inaccettabili gli attacchi a esponenti di governo e Parlamento. Noi pretendiamo rispetto per le nostre funzioni, ma per farlo dobbiamo prima di tutto assicurare rispetto ai rappresentanti dei poteri dello Stato», ha aggiunto Legnini.

Uno scenario preoccupante

Ecco il passaggio “incriminato” che ha provocato l’intervento del Guardasigilli. Secondo il giornale diretto da Cerasa, parlando del referendum sulla riforma costituzionale, che vede la sua corrente schierata per il no, Morosini avrebbe detto: «Se passa la riforma costituzionale abbinata all’Italicum il partito di maggioranza potrà decidere da solo i membri della Consulta e del Csm di nomina parlamentare. Renzi farà come Ronald Reagan, una bella infornata autoritaria di giudici della Suprema Corte allineati con il pensiero repubblicano su diritti civili, economia…uno scenario preoccupante». In un’escalation di rivelazioni a ruota libera Morosini ha anche commentato polemicamente le possibili scelte per la Procura di Milano dove – ha detto – «si rischia di designare al vertice il capo di gabinetto del ministero della Giustizia». Non è stato meno tenero con i politici, definiti «dei mestieranti, buoni a gestire il potere», con la ministra Boschi, «se uno la accosta ad altre personalità impegnate sul fronte delle riforme costituzionali, ad Augusto Barbera o a Giuliano Amato, vengono i brividi» e con il Pd, «il principale partito di governo investito dalle inchieste, pure in Campania».