Marco Pannella, uno che il suo Paradiso se l’è costruito a dispetto

Nessun Paradiso potrebbe accogliere Giacinto Pannella detto Marco. E nessun Inferno. Perchè in realtà non c’è il Paradiso e non c’è l’Inferno nell’aldilà di Pannella. Inferno, Paradiso e pure il Purgatorio li ha probabilmente vissuti, incarnati e persino subiti qui. Su questa terra che ora si appresta ad accoglierne le spoglie. Prefiche e fanfare s’udiranno. Cori di dolore si leveranno. L’Inferno del suo vissuto, i fantasmi di quanti ne hanno incrociato l’esistenza umana e politica blandendone il gusto goliarda per vizi e iperboli,  si svelerà nel diluvio dei commenti. Tutti estimatori, tutti affranti: eccoli lì, li vedrete uno ad uno in Tv con gli occhi rossi i tenutari dell’Inferno di Marco Pannella. Tutti insieme e tutti in fila a glorificarne le gesta e le virtu. Insieme all’immancabile selfie che hanno, richiesto e ottenuto prima, per ovvia opportunità di presenza: eccolo l’Inferno. Che nella parabola di Pannella somiglia assi al Paradiso. Perchè accanto al profittatore in cerca d’autore c’era pure l’amico e all’occasionale estimatore c’erano gli affetti più veri e sinceri. Nessun dubbio: è stato un protagonista, Pannella. Uno che ha fiutato e capito spesso prima di altri. Ma anche uno che ha approfittato: anzitutto dell’insipienza altrui. Di una situazione politica imbalsamata e incancrenita com’era l’italia degli anni ’70. Ne ha saputo approfittare, Pannella. Ed ha dato l’idea del rinnovamento possibile ad una intera Nazione rinchiusa su se stessa e inchiavardata dai suoi dogmi. Che poi la sua idea di rinnovamento non coincidesse con la realtà è altro discorso. Istrionico, fantasioso, intelligente: per tutti un avversario difficile da contrastare. Anche perchè dialetticamente munito di quella capacità oratoria ormai relegata nei documentari clandestini trasmessi da Rai Storia. Capace di tutto e del suo contrario, Pannella il suo Paradiso se lo è costruito a dispetto: scegliendo il palcoscenico da calcare e il testo da recitare. E provando persino a programmarsi il finale. Anche in faccia a quelli che lo hanno, sino all’ultimo, carezzato e lusingato. Ma che in realtà l’hanno sempre schifato.