Lombardia, Mantovani torna in aula: «Non fuggo sono innocente»

L’ex vicepresidente della Regione Lombardia Mario Mantovani, arrestato nell’ ottobre 2015 con l’accusa di tangenti nella sanità e rimesso in libertà il mese scorso, è tornato al Consiglio regionale lombardo per prendere parte alla seduta. Al suo ingresso in aula i consiglieri M5S hanno urlato “vergogna”, esposto uno striscione, poi rimosso, e occupato i banchi della presidenza. Ai cinquestelle hanno risposto alcuni spettatori della seduta che hanno urlato “Viva Mario!”. Poi alcuni dei consiglieri M5S sono stati espulsi dall’aula del Consiglio regionale della Lombardia perché stavano impedendo di parlare a Mantovani.

Mantovani torna in aula: non fuggo sono innocente

«Non fuggo, ma affronterò la sfida, che è seconda solo alla morte, nei luoghi affidatimi dagli elettori», ha detto l’ex vicepresidente della Lombardia che ha spiegato di voler rimanere consigliere regionale «per dignità e rispetto degli elettori». Riuscendo a prendere la parola in aula dopo le contestazioni l’esponente di Forza Italia ha ribadito di ritenersi innocente: «Nulla è passato in giudicato, io sono estraneo a tutte le accuse mosse».

Mantovani: i cittadini hanno bisogno di verità

Mantovani ha poi spiegato:  «Ero incerto su quale fosse la scelta giusta da fare: dopo aver ascoltato amici e parenti, ho ritenuto di dar retta alla mia coscienza. Essere stato reintegrato – ha continuato – potrebbe apparire come una prima vittoria, ma non è così. I cittadini hanno bisogno di verità e la verità è che io da imprenditore mi sono messo a disposizione per il bene del Paese». Anche per questo, ha proseguito nel suo discorso l’esponente di FI, occorre difendere «una carica a cui il popolo sovrano mi ha legittimamente eletto».