Libri strappati, Storace contro Salvini: non chiamarli fascisti, ma comunisti ignoranti

FacebookPrintCondividi

Distruggendo i libri di Matteo Salvini i teppisti dei centri sociali hanno provocato un’ondata di solidarietà nei confronti del leader leghista. Il coro unanime è stato: i libri non si distruggono, i libri non si toccano, al di là di chi li ha scritti e del contenuto. Guai, insomma, a mischiare ideologie (estremiste) e libera circolazione delle idee, anche perché nei paesi normali il sistema collaudato per contestare chi non la pensa come noi è il contraddittorio e non certo il vandalismo. Tra i nomi di spicco che si sono schierati in difesa di Salvini c’è il giornalista e scrittore Pierluigi Battista che ha scritto su Twitter: “Ho comprato una copia del libro di Salvini, tiè agli energumeni”. Sulla stessa linea Andrea Scanzi, giornalista del Fatto: “Che schifo distruggere i libri. Atto becero e idiota. A prescindere dal libro. (Che poi, quello di Salvini non è neanche male)”. Anche Roberto Saviano ha preso posizione: “Risultato ottenuto ad aver strappato pagine del libro? Persone che sono andate in libreria e quel libro lo hanno comprato. Per fermare un libro è inutile distruggerlo, un libro si ferma ignorandolo, non leggendolo o si ferma meglio leggendolo e smontandolo”.  Parole accompagnate però da una foto che propone un ingiustificato accostamento: il libro di Salvini accanto a uno studio sul Mein Kampf di Adolf Hitler. Infine Francesco Storace critica invece il linguaggio usato da Salvini per replicare ai suoi contestatori: “Anche oggi Salvini definisce fascisti i contestatori del suo libro. Perché non li chiama comunisti ignoranti?”. Già, perché?