Nella Libia “liberata” da Usa e Ue il terrore dell’Isis continua ad avanzare

Nella Libia “liberata” dall’Europa l’Isis continua ad avanzare e la società si frammenta sempre più: «L’Isis prende il controllo di Abu Grein, si impossessa di 20 veicoli appartenenti alle brigate di Misurata, cattura cinque persone», riferisce infatti il sito AlWasat riferendosi all’avamposto al limite della fascia del Golfo della Sirte già controllata dallo Stato islamico. «L’Isis oggi controlla completamente la zona di Abu Grein ed è sul punto di controllare interamente anche altre quattro località», scrive il sito citando una “fonte qualificata” che ha chiesto l’anonimato. La fonte, contattata ad Abu Grein, ha riferito che l’Isis ha attivato posti di blocco e, oltre alla porta d’ingresso della cittadina, controlla anche quella di Zamzam: entrambe «erano sotto il controllo delle milizie di Misurata». Nella presa di Abu Grein, l’Isis «ha compiuto l’esecuzione di sette persone che erano state prese nella zona, tra cui tre uomini della polizia e dell’esercito che avevano opposto resistenza», scrive ancora il sito Alwasat citando un’anonima “fonte responsabile” della località circa cento chilometri a sud di Misurata.

Nella Libia senza Gheddafi è ora tutti contro tutti

Ormai è lotta senza quartiere tutti contro tutti: poche ore fa Khalifa Haftar ha ordinato l’inizio di un’operazione militare che, almeno nelle dichiarate intenzioni del generale a capo delle forze di Tobruk, dovrebbe portare alla liberazione di Sirte, la roccaforte dello Stato islamico in Libia. «Il comando generale dell’esercito libico ha emesso ordini alle unità militari di iniziare a muoversi verso Sirte», ha annunciato un comunicato dell’esercito. Spostamenti in direzione di Sirte erano stati segnalati una settimana fa, confermati poi ufficialmente martedì da un portavoce della “sala operativa della liberazione di Sirte” citato dall’agenzia egiziana Mena che aveva previsto un’inizio dell’operazione tra venerdì e sabato. L’accelerazione nell’annuncio è avvenuta nonostante il premier designato libico Fayez Al Sarraj – che controlla in realtà un fazzoletto di territorio – la settimana scorsa avesse chiesto ad Haftar di interrompere l’operazione in attesa di coordinarla con le milizie di Misurata che attendono di attaccare da ovest. Haftar, ex-ufficiale dell’èra Gheddafi poi caduto in disgrazia e riparato negli Usa per sfuggire al rais, ha comunque un poco affidabile record di annunci di offensive mai realizzate o prolungatesi oltre ogni aspettativa: memorabile fu l’annuncio del 20 marzo dell’anno scorso su una cosiddetta imminente “battaglia per Tripoli” poi mai combattuta perché l’esercito libico, nell’ovest, può contare solo su un gruppo di milizie con fedeltà a fasi alterne. Nel calderone libico infatti gli schemi chiari sono un miraggio: lo scontro segnalato martedì fra le forze di Haftar e quelle della coalizione Fajr Libya nei pressi di Zallah, secondo il sito Libya Herald ha impegnato la brigata islamista “Omar Mukhtar” della shura di Bengasi e addirittura miliziani sudanesi Jem che ora lavorerebbero per le forze di Haftar.