Isis sotto attacco: 2 giorni di bombardamenti e 63 miliziani uccisi

FacebookPrintCondividi

L‘Isis alla conta delle vittime e dei danni. Dalla Siria all’Iraq, dai raid della Coalizione ai droni, passando per l’artiglieria turca: gli ultimi due giorni di attività militare hanno registrato un bollettino di guerra che ha inferto strategiche misure e ingenti perdite ai miliziani jihadisti agli ordini del Califfo Al Baghdadi.

63 jihadisti uccisi da raid della Turchia e della Coalizione

E allora, è di 63 militanti dell’Isis uccisi il bilancio di 2 giorni di bombardamenti compiuti nel nord della Siria dall’artiglieria turca e dai droni della Coalizione internazionale a guida Usa. A riferirlo, l’agenzia statale turca Anadolu, secondo cui 29 jihadisti sono morti in raid compiuti da quattro droni MQ-1 Predator della Coalizione, decollati dalla base aerea di Incirlik, nel sud della Turchia. Altri 34 miliziani erano rimasti uccisi domenica in bombardamenti dell’artiglieria di Ankara dalla provincia sudorientale di Kilis, colpita nelle ultime settimane da ripetuti attacchi a colpi di mortaio.

Il reportage di un giornalista francese infiltrato nell’Isis

E dall’altra parte della barricata emerge la notizia di un giornalista francese riuscito ad infiltrarsi in una cellula di jihadisti francesi e a filmarli in segreto, mentre progettavano attentati prima che fossero arrestati. Lo scrive il Times of Israel, precisando che quei militanti islamici si ispiravano all’Isis. Il giornalista (di cui si conosce solo lo pseudonimo, Said Ramzi), ha prodotto un documentario dal titolo I Soldati di Allah. Precisa di essere musulmano, della medesima generazione dei terroristi che hanno compiuto gli attentati a Parigi nel novembre scorso. Il primo contatto con la cellula sarebbe avvenuto attraverso Facebook. In seguito il giornalista avrebbe incontrato l’“Emiro” del gruppo, un musulmano francese di origine turca, che ha cercato di indurlo ad immolarsi per l’Islam. La cellula ha poi discusso di diversi attentati, fra cui uno mirato all’abbattimento di un aereo in volo, e possibili attacchi ad una base militare e a un night-club. Con l’inizio degli arresti dei membri della cellula il giornalista ha però deciso di mettere fine al pericoloso reportage.