Iran, è polemica sulla retata di modelle apparse su Istangram senza velo

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È polemica in Iran dopo la retata che, al termine di una maxi operazione di polizia contro giovani donne e modelle – “colpevoli” agli occhi delle autorità di aver postato su Istagram, l’unico social network al quale è possibile accedere, immagini senza velo (si badi bene, e non “senza veli”) – ha portato all’arresto di 8 persone e all’identificazione di altre 170.

Iran, la retata di modelle apparse su Istangram senza velo

L’accusa mossa alle modelle giudicate colpevoli di aver postato sul web il viso scoperto è di comportamento anti-islamico dato che, dalla Rivoluzione khomeinista del 1979, per le donne è obbligatorio indossare il velo. Al contrario di Facebook, Twitter e YouTube, Instagram è il social accessibile per gli iraniani – anche se con riserva, come si evince chiaramente dalla dalla maxi retata – tanto che la polizia ha riferito che il «20% di quanto caricato sulla app proviene da chi gestisce foto di modelle». E pensare che per arrivare ai fermi delle ultime ore ci sono voluti due anni d’indagine: due anni di attento monitoraggio sul web. Due anni di appostamenti informatici e di post social, tutte attività investigative utili alla definizione e al completamento dell’operazione “Ragno 2”, arrivata all’epilogo giudiziario con lo smantellamento della rete delle modelle. Un lavoro certosino che ha portato all’individuazione e al fermo di fotografi, truccatrici e proprietari di saloni di bellezza, tutti all’indice per aver diffuso foto di donne – e poco importa che fosse delle modelle – senza velo…

L’Iran che avanza tra tradizione e modernità

Sorprende, allora, che quanto appena raccontato avvenga in un Paese di cui le ultime statistiche snocciolate dal giornale Arman indicano cifre che rivelano mutamenti sociali profondi, che fanno riflettere sulle possibilità – e modalità? – di cambiamento assecondate dall’establishment della Repubblica islamica. Una realtà in evoluzione, quella iraniana, che, per esempio, si è riscoperta a dover accettare il boom di divorzi che tanto – e profondamente – sta mettendo in allarme gli integralisti di vecchia generazione. Diciannove divorzi ogni ora. Un matrimonio su quattro va in frantumi nella Repubblica islamica, e uno su due a Teheran: questi i contorni dell’Iran che avanza. E allora, addio sogni di gloria per l’ayatollah Ali Khamanei che, appena due anni fa, aveva chiesto agli iraniani di sposarsi, fare figli, moltiplicarsi fino a diventare una popolazione di 150 milioni di persone nel 2050. Il Paese gli ha voltato le spalle per scelte personali, per ragioni economiche, per un miscuglio di tanti fattori. I sette figli a famiglia degli anni Settanta sono ormai un lontano ricordo, appannato come le foto, attaccate lungo le strade delle città iraniane, dei tanti “martiri” bambini che si buttavano nei campi minati, o contro i carri armati degli iracheni invasori durante la guerra 1980-88 tra Baghdad e Teheran. Insomma, al di là delle severe leggi islamiche e del pregresso tradizionale è indubbiamente in atto una rivoluzione sotterranea nei costumi: uomini e donne riescono a frequentarsi, ad amarsi, persino a convivere anche al di fuori del matrimonio tradizionale. Eppure, la foto postata in Rete di una donna senza velo, rimane ancora una trasgressione – quella sì – davvero imperdonabile…