India, le tangenti Finmeccanica infiammano la campagna elettorale

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E’ un attacco frontale e durissimo alla presidente del Partito del Congresso, Sonia Gandhi quello che, nel suo primo riferimento pubblico allo scandalo delle tangenti nella fornitura di elicotteri AgustaWestland all’aviazione indiana, fa il premier indiano Narendra Modi scagliandosi, durante un comizio elettorale ieri in Tamil Nadu, contro la politica di origini italiane.
Da giorni la vicenda viene dibattuta in Parlamento a New Delhi, soprattutto dopo la sentenza della Corte d’Appello di Milano che ha condannato i presidenti di FinmeccanicaGiuseppe Orsi, e di AgustaWestlandBruno Spagnolini, per le tangenti pagate a personalità indiane di cui solo alcune, per il momento, chiaramente identificate.
Modi ha definito “chori“, un furto, l’accordo per gli elicotteri assicurando che, per quanto potenti, «i suoi responsabili dovranno essere puniti».
Quindi, reagendo a chi lo ha criticato per aver tirato in ballo la Gandhi, ha detto con enfasi: «Un tribunale italiano ha stabilito che il precedente governo ha preso soldi, perché ve la prendete con me? Per caso qualcuno dei vostri parenti vive in Italia? E qualcuno dei miei parenti vive in Italia? Non ho visto l’Italia, non ci sono stato, ne ho mai avuto incontri in Italia. Se degli italiani vi hanno accusato, che dobbiamo fare?».
I media indiani hanno messo in evidenza che l’offensiva di Modi coincide con la campagna elettorale per le elezioni locali in Tamil Nadu e, soprattutto, in Kerala dove il Bjp non ha storicamente adesione. Ma l’offensiva anche con la sentenza del Tribunale internazionale dell’Aja che ha disposto il rientro del marò Salvatore Girone in Italia fino alla fine dell’arbitrato.
Nello scontro politico in corso fra Modi e la leader del partito del Congresso si è poi inserito anche il governatore di New Delhi, Arvin Kejriwal, che ha attaccato i contendenti, definendoli «capi dei partiti della corruzione indiana». Insistendo che «questi due partiti hanno stretto una alleanza per la corruzione». Kejriwal, da alcuni ribattezzato il “Beppe Grillo indiano“, ha assicurato secondo l’agenzia Pti che il primo ministro non ha «abbastanza coraggio» per arrestare Sonia Gandhi.
Proseguendo nel suo ragionamento il governatore della capitale ha ricordato la denuncia su una falsa laurea che Modi si sarebbe attribuito sostenendo che i due partiti hanno raggiunto un accordo in base al quale il governo del Bjp non arresterà la Gandhi nell’ambito delle indagini sulle tangenti per gli elicotteri AgustaWestland e il Congresso non impugnerà il falso diploma di laurea del premier.
Alludendo infine al fatto che nella sentenza in Italia in cui sono stati condannati i vertici di Finmeccanica e di AgustaWestland per le tangenti pagate in India si sia fatto il nome della Gandhi e non sia stato Modi a farlo, Kejriwal si è chiesto ironicamente: «Per caso il premier ha paura di lei?».