Hugo Pratt in mostra a Roma: il rischio di farsi chiamare fascista

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Una mostra a lungo attesa quella appena inaugurata al Macro Testaccio di Roma, dedicata a “Hugo Pratt. Incontri e Passaggi”. Dopo Bruxelles e Angoulême, la mostra, ideata e curata dal Museo Hergé di Bruxelles in sinergia con Patrizia Zanotti, presenta l’opera di Pratt, raffinato autore di fumetti,  attraverso un tema per lui centrale: la lettura.

La mostra ricerca  le influenze di Pratt e la sua evoluzione grafica e narrativa, un viaggio che porta  all’essenza dell’opera prattiana, alla sua visione della vita, alle sue esperienze esistenziali, in un percorso segnato da opere originali, disegni di ricerca, tavole in bianco e nero e a colori, acquerelli, copertine di riviste, dai primi anni argentini fino alle ultime tavole di Corto Maltese.

Quanto dell’esistenza di  Pratt c’è in Corto Maltese ? Moltissimo. Cresciuto a Venezia (una città – ricorderà – elegante e cosmopolita, che oggi non c’è più), trasferitosi, nel 1937, a dieci anni,  in Etiopia,  dove raggiunge il padre, funzionario sotto il fascismo, ritornato in Italia, su una delle mitiche “navi bianche”, che, a partire dal 1941 rimpatriano   dall’Africa Orientale Italiana migliaia di civili prigionieri dei campi di concentramento britannici, nella  Venezia della Repubblica Sociale  Pratt si arruola, a 17 anni, nella Decima Mas, da cui esce, con qualche scappellotto, per l’intervento della nonna.

Poi la nuova avventura dei fumetti, quella che segnerà tutta la sua vita: dagli esordi con il gruppo “Asso di Picche”, all’emigrazione in Argentina, fino a quel fatidico 1967 quando, nella rivista “Sgt.Kirk” dell’editore Ivaldi, compare a puntate “Una ballata del mare salato”. È la prima apparizione di Corto Maltese. Dopo l’esperienza sulla rivista francese  “Pif gadget”, da cui è costretto ad uscire per lo scarso “impegno sociale” delle sue storie, il passaggio al “Corriere dei Ragazzi” e poi a “Linus”, consacrazione “adulta” per Corto ed il suo autore. Di lui scrivono – tra gli altri – Oreste Del Buono, Folco Quilici, Paolo Conte, Tim Burton, Frank Miller e Woody Allen.

Ma chi era veramente Pratt?

Nel gioco delle interpretazioni c’è chi ha appioppato a Corto Maltese l’appellativo di “camerata”. Le etichette contano poco. Seguendo il filo delle “influenze”, che segna la mostra romana, non è  tuttavia eccessivo chiedere quanto “fascismo” ci sia  nell’opera prattiana. Perché comunque delle sue esperienze giovanili l’autore di Corto Maltese non solo non fece mai mistero, ma con esse “giocò”, per scandalizzare, per scompaginare schemi consunti, per lanciare messaggi “trasversali”.  “Se ti azzardi a dire che ti piace l’avventura, che sogni l’avventura, sei immediatamente fuori da certi schemi e certe teorie. E rischi anche – provocava Pratt (“Io sono l’avventura”, “Panorama”, 13 aprile 1981) –   di farti chiamare fascista”. Altri tempi – si dirà. D’accordo. Oggi nessuno si permetterebbe di censurare l’autore di Corto Maltese per scarso … “impegno sociale”.

Nella condivisione del personaggio non si dimentichino però certe “ascendenze” prattiane, quelle legate alle saghe nordiche, alla magia e all’esoterismo, al “mal d’Africa” e al rifiuto di ogni accomodamento borghese.  Ed insieme il suo spirito libertario, lo stesso che faceva dire a Giano Accame:  “La destra è censura, reazione, bigotteria. E se ho un’appartenenza culturale è più al fascismo che alla destra, che mi fa schifo (…) Il fascismo che ho conosciuto in famiglia è quello libertario, gaudente, generoso. Penso al fascismo rivoluzionario dell’inizio e della fine, quello che non conserva ma cambia,quello socialista e socialisteggiante…” Anche Pratt aveva evidentemente  del fascismo questa visione, che gli proveniva sia dal padre, squadrista nel ’22, che  dalla sua esperienza giovanile. Un fascismo “immaginario” ? Può darsi, ma perfettamente in linea con la sua esistenza e con la sua creatività.