Un grande successo il libro di Salvini: “Putin e Trump i miei riferimenti”

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Dopo aver governato, Salvini immagina di ritirarsi in una cascina a Caderzone Terme in Val Rendena, «magari con due bestie e un orto, guardando le Dolomiti del Brenta». Qualcuno vorrebbe che scomparisse anzitempo tra le montagne. Ma di fare l’anacoreta prima del previsto non ci pensa proprio, convinto che il vento della popolarità soffia nelle sue vele verdi. Ne vede una conferma pure nelle vendite del suo libro autobiografico (titolo evangelico: «Secondo Matteo»): è nella top ten della saggistica, perfino primo in alcune classifiche. Un caso editoriale che spiega un certo trend politico, si legge su “la Stampa“.

Salvini: “Non moriremo schiavi delle banche”

Il segretario del Carroccio scrive che «la storia la cambiano i folli». E ieri a Milano, concludendo sotto un diluvio la manifestazione per il No al referendum, ha citato i suoi ideali compagni di viaggio. «Noi stiamo scrivendo una pagina di storia con quelli che non piacciono ai giornalisti, con Trump, la Le Pen, Putin, insieme alle persone libere. Non moriremo schiavi delle banche». A parte Putin, tutti leader politici che fanno rabbrividire Berlusconi (definisce Trump «mezzo Grillo, mezzo Salvini»). Non sembrano le premesse per riunificare il centrodestra. Salvini pensa che l’unica condizione perché ciò possa accadere è che la guida della coalizione passi nelle sue mani. Fino al 2013 il «pallino» del centrodestra era nelle mani dell’ex Cavaliere, il consenso popolare era dalla sua parte. «Ora non è più così. Fi è un partito in calo, indebolito da faide interne, e soprattutto ha un leader politico che oggi non può più essere il cardine della coalizione». Per motivi anagrafici, perché Berlusconi non è candidabile. E infine perché «la Lega è oggi il partito più forte della coalizione, quindi tocca a me l’onere e l’onore di guidare l’opposizione contro il Pd. Sono pronto».

Salvini: “Sono pronto a guidare il centrodestra”

La sfida è lanciata a pagina 223, ma Berlusconi non ha alcuna intenzione di andare ai giardinetti. Aspetta il fallimento romano di Meloni e il successo milanese di Parisi. Definisce Giorgia una «professionista della politica e del bla bla bla», mentre alla guida del centrodestra e delle città ci vuole «un uomo del fare». Uno come Parisi, che Salvini aveva invitato alla manifestazione di ieri a Milano, ma lui non si è presentato. Si è guardato bene ad avallare le posizioni di «Matteo», secondo il quale nel voto referendario non c’è in ballo il nuovo Senato, ma l’Europa. «Ogni nostra futura alleanza dipenderà dal rapporto con l’Unione sovietica europea».