Gomorra, la difesa di Izzo: «È un incubo, non ho mai venduto partite»

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Dall’orgoglio azzurro nei giorni dello stage con la Nazionale alla vergogna dell’inchiesta della Procura di Napoli per un’ipotesi di partite truccate per volere della camorra. Si è rovesciato nel giro di 24 ore il mondo di Armando Izzo, il difensore del Genoa che al rientro dalla sua prima esperienza in azzurro si è trovato implicato in un caso di presunte combine quando giocava nell’Avellino, ma dopo un iniziale sconcerto non ci sta e urla la sua innocenza: «Non c’entro assolutamente niente. Mi sembra di vivere un incubo». Sono due le partite che sarebbero state “truccate”, Modena-Avellino e Avellino-Reggina nel campionato di serie B 2013/2014. «Ricordo solo che in quelle due gare ero infortunato e che non ho neanche giocato – puntualizza il 24/enne – ora mi sento un po’ abbattuto a leggere queste cose. Ora farò come sempre, andrò avanti a testa bassa e penserò solo a lavorare. Per prima cosa riparto dalle mie sofferenze, conoscete tutti la mia storia, secondo credo nella magistratura». Izzo, cresciuto a Scampia, rimasto senza il padre a dieci anni insieme con altri quattro fratelli piccoli, si è molto impegnato per arrivare in alto nel suo sport preferito, che gli ha dato un’occasione di riscatto e non ci sta ad essere accostato a vicende “a me assolutamente estranee. Sono un calciatore e non ho mai neanche pensato di truccare una partita”, ha detto in una prima reazione, “dicendosi sicuro di riuscire a chiarire la mia posizione”. Il ct della nazionale, Antonio Conte, non ha voluto parlare del giocatore. «Non ho avuto modo di parlare con lui, non l’ho fatto prima delle convocazioni e non l’ho fatto ora. Sono situazioni particolari e mi fermo qui», ha detto il tecnico da Coverciano, mentre il presidente federale, Carlo Tavecchio, si è detto “molto addolorato per questa nuova vicenda”. «La settimana scorsa al ministero dell’Interno abbiamo discusso del certificato anti-mafia e questo – ha sottolineato il n.1 della Figc – è un risultato importante che permetterà di mettere in chiaro le cose per le società. Quanto ai calciatori, hanno già avuto significative misure restrittive».