Il figlio del rapinatore ucciso da Stacchio è stato arrestato per furto

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Un karma del quale non ci si può liberare? Un banale destino criminale, o la ovvia conseguenza di un’eredità – genetica o esistenziale fa poca differenza – dalla quale non si può prescindere? Oppure, semplicemente, una scelta di vita segnata dal vissuto? Tutto e il contrario di tutto, forse: fatto sta che non sorprende più di tanto il fatto che Alan Cassol, figlio del rapinatore ucciso a Ponte di Nanto (Vicenza) dal benzinaio Graziano Stacchio durante una rapina ad una gioielleria vicina al suo esercizio commerciale, sia stato arrestato per il furto di una moto, a Jesolo (Venezia). Quello che colpisce, semmai, è l’anello di congiunzione con un episodio che ha già fatto storia per il dibattito sulla legittima difesa che ne è scaturito. E che torna a fare capolino, ancora una volta…

Arrestato il figlio del rapinatore ucciso da Stacchio

L’episodio criminale in sé per sé sarebbe passato quasi inosservato, nella miriade di furti e atti criminali che riempiono la cronaca di tutti i giorni: è il fatto che il suo protagonista sia Alan Cassol, il figlio del rapinatore ucciso da Stacchio, a farlo risaltare. Dunque, venendo ai fatti, l’uomo si è impossessato della moto, ma per una particolare coincidenza di tempi, proprio mentre provava ai impossessarsene è stato visto dal proprietario che – immediatamente – ha chiamato la polizia. Ne è nato un inseguimento che ha visto impegnati gli agenti delle volanti, dell’anti crimine e del commissariato di Jesolo, chiamando addirittura in causa l’utilizzo dell’elicottero del reparto volo. Braccato, il giovane ha abbandonato la moto e ha cercato di fuggire attraverso dei campi ma, intercettato, è stato bloccato ed arrestato in flagranza di reato. Reato del quale ora sarà chiamato a rispondere…

I precedenti di Graziano Stacchio e Ermes Mattielli

In merito alla vicenda a cui si deve il risalto dato alla notizia del furto odierna, allora, basterà ricordare che il padre di Alan Cassol, Albano, era stato ucciso dal benzinaio Graziano Stacchio nel vicentino durante una rapina ad una gioielleria adiacente alla pompa di benzina di cui è titolare. Vedendo la violenza dei rapinatori e assistendo al loro tentativo di fuga, Stacchio aveva impugnato un fucile regolarmente detenuto e sparato all’auto dei malviventi in corsa nel tentativo di fermarla; ma un proiettile penetrato nella vettura aveva colpito mortalmente un rapinatore. Quell’episodio, unitamente a quello del caso del 2006 di Ermes Mattielli – condannato dai giudici a 5 anni di galera per tentato omicidio di due rom che, armati di spranghe, avevano provato a derubarlo per l’ennesima volta, e a risarcire i due ladri (condannati semplicemente a 4 mesi) con 135.000 euro – hanno segnato un punto di svolta, almeno nell’opinione pubblica, sul tema controverso quanto dibattuto della legittima difesa.