«Ha fatto morire un avvoltoio»: condannato il gestore del circo

Certo non è inedito – purtroppo – che la cronaca giudiziaria metta alla sbarra gestori o addestratori di circo cinici e spietati con l’accusa di maltrattamento degli animali: eppure, ogni songolo episodio in cui il caso si ripete, rinnova l’indignazione e il senso d’impotenza, che prendono il sopravvento come se fosse la prima volta.

Gestore di un circo accusato di maltrattamento di animali

E allora, già era stato chiamato a dover rispondere dell’accusa di aver fatto morire di fame un avvoltoio, il gestore del circo “Pantera Rosa”, condannato per maltrattamenti di animali dal Tribunale di Monza al pagamento di una multa di diecimila euro, alla sospensione dell’esercizio dell’attività per quattro mesi oltre alla confisca degli animali. All’Enpa, costituitasi parte civile, é stata riconosciuta una liquidazione del danno di cinquemila euro e il rimborso delle spese legali. Una sentenza penale dovuta, certo, su cui grava ancor più pesantemente un ideale verdetto di condanna morale, non pronunciato in Aula, ma condiviso in termini di sdegno e di rabbia dalla stragrande maggiornaza dell’opinione pubblica.

Le indagini delle Gaurdie Ecozoofile di Milano e il processo

Al processo si è arrivati in base agli accertamenti delle Guardie Ecozoofile di Milano datati 2012, ed eseguiti presso il “Circo Pantera Rosa di Aldo Martini”, quando la struttura si trovava attendata a Monza. Nel corso delle verifiche, furono trovati e sequestrati un leone, una tigre, un coccodrillo del Nilo, un caimano, un alligatore, un avvoltoio, una falco di Harrys e due istrici. Tutti animali evidentemente trovati male accuditi o in precarie condizioni di salute. «Questo processo servirà a costituire giurisprudenza positiva sul benessere degli animali nei circhi, è la prima volta che viene riconosciuto il maltrattamento di rettili – ha  commentato tra gli altri Ermanno Giudici, Capo Nucleo delle Guardie Zoofile – ci auguriamo vengano riviste le modalità di rilascio ai complessi circensi delle autorizzazioni alla detenzione di animali». Un auspicio che si rinnova ad ogni caso che la cronaca “sbatte” in prima pagina ma che poi, ahinoi, non impedisce che se ne verifichino di nuovi.