Evasione fiscale, Antonacci assolto: il fatto non è più previsto come reato

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Il cantautore milanese Biagio Antonacci è stato assolto dalla terza sezione penale del Tribunale di Milano presieduta dal giudice Luigi Varanelli dall’accusa di evasione fiscale perché «il fatto non è più previsto dalla legge come reato». Antonacci era accusato di una presunta evasione fiscale da circa 3,5 milioni di euro che sarebbe avvenuta, secondo l’accusa, tramite l’interposizione di tre società, di cui due italiane e una estera.

Le accuse ad Antonacci e la tesi della difesa

Per Biagio Antonacci si parlava di una presunta evasione fiscale in relazione a tre società (una di diritto inglese) grazie alle quali sarebbe riuscito, secondo l’accusa, ad abbattere il carico delle tasse. Nella precedente udienza il viceprocuratore onorario presente in aula aveva chiesto un anno e sei mesi di pena per il cantautore. A queste società, tra l’altro, sempre secondo l’accusa, Antonacci avrebbe addebitato anche spese personali «come i costi per il noleggio di un gommone o quelli di un quadriciclo elettrico». Per l’accusa, inoltre, il fatto che il cantante abbia sanato la sua posizione dal punto di vista tributario non contava «perché le imposte vanno pagate quando sono richieste”. Per la difesa, al contrario, Antonacci doveva essere assolto in quanto non ha «mai violato alcuna norma» e le tre società di cui era socio «erano vere ed operanti» e non c’è stata, dunque, «alcuna interposizione fittizia».