Europol chiede rinforzi antiterrorismo: presto arruolati 200 nuovi agenti

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Europol recluterà fino a 200 nuovi agenti per controllare gli hotspot in Grecia e in altri Paesi per identificare sospetti estremisti tra i migranti. L’agenzia di polizia europea ha reso noto che 50 agenti verranno inviati a rotazione nelle «zone chiave dei confini esterni dell’Ue» per controllare i flussi di migranti. Il primo gruppo dovrebbe essere dispiegato in Grecia alla fine di giugno per «identificare i movimenti di sospetti terroristi». Il capo di Europol Rob Wainwright ha sottolineato che gli agenti aiuteranno le autorità europee a «proteggere i nostri confini». La necessità di tenere alta la guardia in tutta Europa è stata confermata alcuni giorni fa dal direttore di Europol, ascoltato in audizione a Roma dai parlamentari italiani del Comitato Schengen: la minaccia terroristica «è ancora molto alta, la più grave dai tempi dell’11 settembre e temo sia probabile un nuovo attacco in Europa in futuro» ha dichiarato Wainwright aggiungendo tuttavia di non avere informazioni su specifiche minacce all’Italia.

Europol teme che tra i migranti si celino terroristi

La minaccia è più forte adesso, come ha spiegato il colonnello Manuel Navarrete, il direttore dell’Ectc, Centro europeo contro il Terrorismo, in un’intervista al quotidiano spagnolo El Pais.  Preoccupa, infatti, «la decisione dello Stato Islamico di inviare terroristi dalla Siria e dall’Iraq per colpire in Europa. Il coordinamento con Frontex, (l’agenzia che gestisce le frontiere esterne dell’Ue) è fondamentale». Il ruolo dei “guest officers” non è soltanto quello di identificare potenziali terroristi islamici. «È fondamentale – spiega Navarrete – smantellare le reti di immigrazione illegale, che possono, a qualsiasi prezzo, far entrare i terroristi. Lottando contro le reti di immigrazione irregolare partecipiamo alla guerra contro il traffico di essere umani e tocchiamo anche il tema della sicurezza, così importante per tutti”» L’obiettivo dell’Ectc è di anticipare eventuali attacchi come quello del 13 novembre scorso a Parigi o del 22 marzo a Bruxelles. «Tutti i paesi – spiega il colonnello della Guardia Civil – hanno adattato i propri sistemi a questo tipo di minaccia, più letale, più imprevedibile. E adesso più che mai» c’è la consapevolezza che occorre condividere le informazioni e non soltanto scambiarle. Il Centro europeo possiede «informazioni relative ad altri delitti, come il traffico di armi e i crimini finanziari, che possono essere associati al terrorismo. Abbiamo il sistema di informazione di Schengen e il sistema di visti di Europol».