Epurazione renziana a “Libero”. Belpietro silurato, al suo posto Feltri

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Svolta renziana al timone di Libero. Maurizio Belpietro, troppo duro nei confronti del premier e del governo, lascia la direzione del quotidiano fondato da Vittorio Feltri, che torna a dirigerlo dopo 14 anni. Non si tratta di dimissioni volontarie ma di un licenziamento («come in organi giornale, l’editore è sovrano e io mi faccio da parte»),  scaturito dopo settimane di scontri e tensioni tra Belpietro e la proprietà, che chiedeva toni più morbidi verso Palazzo Chigi incoraggiando l’asse Verdini-Renzi.

Il licenziamento di Belpietro

Le motivazioni dell’editore, Antonio Angelucci, amico di Verdini e vicino ad Ala, si posso rintracciare nell’editoriale di addio che Belpietro ha dedicato al referendum costituzionale con un appello al no senza se e senza.  Nell’ultimo articolo del 18 maggio, scritto come una risposta a un lettore che chiede la posizione della direzione di Libero in merito alla riforma costituzionale, Belpietro scrive. «Non so cosa pensi la direzione di Libero, so che cosa pensa Maurizio Belpietro che fino a ieri sera di Libero era il direttore. Io sono per il No e per un motivo molto semplice:perché la riforma non è equilibrata ma pende tutta a favore di Renzi». Una campagna, quella referendaria, che unita alle inchieste Banca Etruria e la “massoneria” toscana, è costata la direzione al giornalista, sostituito da Feltri che porta in dote la sua conversione anti-berlusconiana, dopo il ritorno della sua firma ai primi di maggio con un editoriale nel quale decretava la fine del Cavaliere, descritto come una “macchietta” « alla mercé del cerchio magico, una specie di gineceo». Un segnale netto che aveva creato non pochi problemi di coabitazioni con Belpietro. Le voci di un cambio traumatico di direzione e linea editoriale (che ha sorpreso molti redattori) si rincorrevano da settimane: da un po’ di tempo Angelucci chiedeva al direttore di moderare certi suoi fondi, soprattutto quelli che disturbavano gli affari delle famiglie Renzi e Boschi, praticolarmente sgraditi al premier.

L’editoriale d’addio

«La riforma voluta da Renzi – scrive Belpietro – punta «non a risparmiare, non a velocizzare i processi decisionali, ma a consentire che le sue decisioni non incontrino gli intralci del Parlamento». Per l’ormai ex direttore di Libero, «Renzi si è fatto una Costituzione su misura, dopo essersi fatto una legge elettorale su misura, con la quale deciderà lui, capo del governo e capo del Pd, chi far sedere a Montecitorio». L’uomo è pericoloso – è l’attacco finale – «per come gestisce il potere, per come lo occupa e per come lo usa contro gli avversari. Con in mano una Costituzione che gli assegna pieni poteri lo sarà ancora di più». Una posizione sottoscritta parola per parola da Altero Matteoli, che in una nota sottolinea «la sua coerenza e la sua capacità di giornalista davvero libero che crede, al di là delle convenienze, a ciò che pensa e scrive. Auspico  – ha aggiunto il senatore forzista – che, mentre altri salgono allegramente sul carro renziano, l’impegno e l’azione efficace di un fuoriclasse come Belpietro contro una riforma costituzionale e una legge elettorale costruite su misura per qualcuno ben individuabile, proseguano con rinnovato vigore».