Egitto, giro di vite di Al Sisi: 101 dimostranti condannati a 5 anni

Al Sisi imprime all‘Egitto un ulteriore giro di vite repressivo. Oltre cento egiziani che in aprile hanno partecipato a manifestazioni non autorizzate per protestare contro il governo e la cessione di alcune isole all’Arabia Saudita sono stati condannati da due diversi tribunali del Cairo a cinque anni di reclusione. Tra i 101 dimostranti, 54 sono stati condannati in contumacia e ad altri 79 sono state inflitte anche ammende per 100mila lire egiziane (circa 10mila euro). Ieri, una corte aveva condannato a due anni altri 51 dimostranti anti- Al Sisi per le stesse ragioni.

La notizia è stata diffusa da persone dell’ambiente giudiziario che non erano autorizzate a parlare con la stampa. L’accusa riguarda la violazione di una legge del 2013 che impedisce le manifestazione senza una preventiva autorizzazione del governo.. Fonti governative hanno sostenuto che si tratta di territori che l’Arabia Saudita, non avendo forze navali, aveva chiesto all’Egitto di proteggere da eventuali incursioni israeliane nel 1950, tre anni dopo la creazione dello stato di Israele. Gli oppositori affermano che non è vero che le due isole appartenevano a Riad, ma anche se fosse vero erano quasi 70 anni che gli egiziani le consideravano con orgoglio territorio del proprio paese.

Altro giro di vite in Egitto anche sul fronte dei seguaci di  Mohamed Morsi. La corte d’assise di Giza ha condannato a 25 anni di reclusione otto sostenitori dell’ex presidente egizianodell’Egitto, destituito nel luglio 2013 dai militari, dopo una protesta popolare di milioni di egiziani contro lo stesso Morsi. Altri 13 egiziani fan dell’ex presidente sono stati condannati a pene variabili tra cinque e dieci anni di reclusione. Le accuse contro i condannati vanno dall’esplosione di una bomba davanti al cinema Rhadopis, nel quartiere di Giza, sulla strada che conduce alle Piramidi, all’uccisione per errore un cristiano copto, al ferimento di un ufficiale, all’esplosione di una bomba davanti alla residenza dell’ambasciatore del Belgio, nel tentativo di indebolire le relazioni tra Belgio ed Egitto.