Deficit, dalla Ue sì alla flessibilità. Ma per Renzi è solo una “vittoria di Pirro”

Cerca di darsi un tono Matteo Renzi, e anche un po’ di coraggio. Da Bruxelles è arrivata il tanto atteso via liberà alla flessibilità ma entro paletti e modalità che rinviano ad un regolamento di conti tra governo e Commissione Ue molto ravvicinato, addirittura già al prossimo autunno. Lo stesso premier è costretto a riconoscerlo quando dice che i 14 miliardi in più nel rapporto tra deficit e pil «è ancora meno di quello che avrei voluto ma è un fatto importante» Renzi ammette che la decisione di Bruxelles «non è la soluzione di tutti i mali» anche se poi il ruolo gli impone di far vedere comunque il bicchiere mezzo pieno: «Ma – aggiunge, infatti – afferma un principio: sulla flessibilità l’Europa c’è».

Renzi compenserà con altri  sacrifici per gli italiani

Il riconoscimento della flessibilità si è materializzato sotto forma di scambio di lettere tra il ministro Piercarlo Padoan e i commissari Dombrovskis e Moscovici. I quali hanno raccomandato al collegio dei commissari Ue di concedere all’Italia un totale di 0,85 per cento di flessibilità, una somma – tengono a precisare – «senza precedenti mai ricevuta da nessun altro». In cambio, il governo Renzi si impegna a far rientrare lo scarto evidenziato da Bruxelles sul 2017, pari a 0,15-0,2 per cento, circa tre miliardi di euro. Non farlo significa aver ceduto ad una «deviazione significativa» dagli obiettivi. La verifica ci sarà probabilmente in autunno. Comunque sia, la medicina è alquanto amara per l’Italia poiché significa uno sforzo supplementare superiore allo 0,5 per cento sia nel 2017 sia nel 2018.  Il tempo a disposizione non è molto. In base alle indicazioni provenienti dalla Ue il saldo della prossima manovra è già cresciuto di 10 miliardi prima e il confronto sulla prossima legge di stabilità non è ancora cominciato. Dal Tesoro fanno sapere che è tutto sotto controllo visto che il Def aveva fissato l’asticella del defict più in alto di quattro decimi di punto percentuale, un poco al disto – cioè – dello sforzo supplementare richiesto da Bruxelles. Ma il vero problema sono i 15 miliardi di clausole di salvaguardia sull’Iva previsti per il 2017. Renzi vorrebbe disinnescarli, ma il deficit “autorizzato” dalla Ue coprirebbe meno della metà, solo 7 miliardi: I restanti 8 sarebbero tutti da trovare.

Brunetta: «È il preludio per l’arrivo della Troika in Italia»

Di «vittoria di Pirro» da parte di Renzi parla Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia a Montecitorio, per il quale l’Europa non è andata incontro al «nostro vanitoso premier» ma «si prepara ad attaccarlo in modo decisivo a ottobre, quando i nodi verranno al pettine e gli italiani dovranno subire una maxi manovra da 40-50 miliardi di euro per corregge il mancato rispetto delle regole fissate nei trattati europei. Ci sono già le prime sirene che evocano un possibile arrivo della Troika il prossimo anno, per commissariare l’Italia»