Dalla Cina colpo basso contro la presidente di Taiwan: “Zitella acida”

Il pressing sulla neo presidente di Taiwan Tsai Ing-Wen perché chiarisca le sue “intenzioni” con Pechino ha preso l’inusuale forma di un duro attacco personale, e soprattutto sessista: la posizione contro la Cina continentale è il frutto di opinioni politiche “emotive” ed “estreme” perché nubile e senza figli. “Analizzando dal punto di vista umano come esponente politico donna single, Tsai non ha il carico emotivo dell’amore, la forza della ‘famiglia’ e la preoccupazione per i figli”, ha tuonato Wang Weixing, analista dell’Esercito di liberazione del popolo e componente del consiglio dell’Associazione per le relazioni attraverso lo stretto di Taiwan, organismo semi-ufficiale che ha in carico le relazioni di Pechino con l’isola “ribelle”. “Il suo stile politico e gestionale tende a inclinarsi verso l’emotivo, il personale e l’estremo”, ha aggiunto Wang nel suo commento postato martedì sul sito web dell’International Herald Leader, testata dell’agenzia ufficiale Nuova Cina. Per sostenere le sue affermazioni, Wang ha scandagliato la storia familiare di Tsai e le quattro mogli del padre, motivo forse di “insicurezza”. La situazione è però sfuggita di mano: i commenti al testo comparsi sul sito della Nuova Cina e di altri portali di news, sono stati eliminati (insieme all’articolo) in quanto diventati attacchi alle donne, mentre il profilo Facebook della presidente è stato intasato da insulti.

La presidente di Taiwan vuole emanciparsi da Pechino

Da venerdì, giorno dell’insediamento, Tsai, pro-indipendenza, è stata bersagliata dai media e da funzionari di Pechino per non aver citato nel discorso inaugurale il “Consenso del 1992”, lo schema che include il principio della “Cina unica”, fondamentale per arrivare alla “riunificazione”. Intanto Ma Xiaoguang, portavoce dell’Ufficio cinese per gli affari di Taiwan, che fa capo al governo, ha rinnovato l’invito a “chiarire l’atteggiamento” sulle relazioni tra le due sponde dello stretto aggiungendo che i tentativi di creare scenari – come “due Cina”, “una Cina e una Taiwan” o “Taiwan indipendente” – non saranno tollerati. Il timore fondato di Pechino è che Tsai voglia mantenere lo status quo e costruire un network internazionale più autonomo a partire dal rafforzamento dei legami con il Giappone, Paese che con Taiwan ha molte più affinità maturate nel periodo coloniale e ben visibili da chiunque abbia avuto occasione di visitare i due Paesi. A Pechino l’approccio soft dell’amministrazione di Taipei sulla gestione dei contenziosi marittimi con Tokyo grazie al dialogo, dopo l’inconsueto fermo di aprile dei pescherecci taiwanesi vicino agli scogli di Okinotori da parte della guardia costiera nipponica, è sembrato molto più di un campanello d’allarme.