Confindustria non vede la ripresa ma si inginocchia a Renzi sul referendum

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«La nostra economia è senza dubbio ripartita. ma non è in ripresa». Le parole del presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, alla sua prima assemblea, lasciano poco spazio alle interpretazioni sul fronte economico. «È una risalita modesta, deludente, che non ci porterà in tempo brevi ai livelli pre-recessione. Le conseguenze della doppia caduta della domanda e delle attività produttive sono ancora molto profonde. Dobbiamo attrezzarci-dice-al nuovo paradigma economico. Dobbiamo costruire un capitalismo moderno fatto di mercato, apertura ai capitali, investimento nell’industria del futuro. Non partiamo da zero», aggiunge il neopresidente, che però sul fronte delle riforme istituzionali è molto più indulgente col governo. «Confindustria si batte fin dal 2010 per superare il bicameralismo perfetto e riformare il Titolo V della Costituzione. Con soddisfazione, oggi, vediamo che questo traguardo è a portata di mano», spiega Boccia nella relazione all’assemblea annuale, aggiungendo che “la nostra posizione e le conseguenti azioni sul referendum verranno decise nel Consiglio generale convocato per il 23 giugno”, dopo le amministrative e nel giorno del referendum inglese sulla Brexit. Un via libera vero e proprio, quello dwgli industriali, proprio nella fase iniziale della volata con cui Renzi, a ottobre, intende portare a casa il sì al suo referendum. Sul quale, però, da sinistra, l’offensiva prosegue.

Rivedere l’Italicum? Nuova bufera nel Pd

«Non ci sono le condizioni per aprire una discussione diversa. Non abbiamo la legge elettorale all’ordine del giorno», dice Lorenzo Guerini, vicesegretario Pd, a margine dell’Assemblea di Confindustria a Roma, rispondendo a chi nel partito chiede di rivedere l’Italicum in vista del referendum sulle riforme costituzionali. Proprio oggi un pesante affondo sul referendum era arrivato da un big della sinistra intellettuale.  «Come si fa a non vedere che il potere va concentrandosi e allontanandosi dai cittadini comuni? Non basta per preoccuparsi?”. Se lo chiede in un’ampia intervista su Repubblica, Gustavo Zagrebelsky, ex presidente della Consulta, che con altri dieci ex presidenti si è schierato per il No al referendum di ottobre. «Non penso a una “Spectre”, per intenderci – spiega Zagrebelsky -. Vedo un progressivo svuotamento della democrazia a vantaggio di ristrette oligarchie».