La confessione-horror del killer di Sara: «Sono un mostro, l’ho bruciata viva»

«Sono paranoico, ossessivo, geloso. Sono proprio un mostro». Ha negato per otto ore, ma alla fine di un interminabile interrogatorio il vigilantes, ex fidanzato di Sara Di Pietrantonio, la studentessa universitaria arsa viva e trovata morta all’alba di domenica all’estrema periferia di Roma, è crollato: «Sì l’ho uccisa io. Un po’ di tempo fa ci eravamo lasciati, ma io non sopportavo che fosse finita. Lei stava con un altro». Vincenzo Paduano, il 27enne in stato di fermo con l’accusa di omicidio premediatato e stalking ha confessato il terribile omicidio: «Ho acceso la sigaretta, stavamo discutendo vicini e c’è stata una fiammata  e poi me ne sono andato via».

Il racconto del vigilantes assassino

E ha raccontato a Luigi Silipo, capo della squadra mobile di Roma, che lo ha incalzato con le domande, come si sono svolti realmente i fatti. I verbali del suo racconto sono pieni di particolari raccapriccianti. «Sono stato sotto casa di Alessandro e non so perché ci sono andato. Ho aspettato che loro due si salutassero e ho anticipato Sara con la macchina. Mi sono fermato davanti a lei, ma non ricordo di averla tamponata. È successo un casino… ho preso la bottiglietta di alcol e l’ho raggiunta nella sua auto, non l’ho picchiata. Lei è scesa dalla macchina e l’ho seguita più avanti, dove l’avete trovata».   Ha ammesso che la situazione è degenerata dopo una discussione accesa: «Abbiamo cominciato a litigare  e io ho tirato fuori una bottiglietta di alcol che avevo portato. L’ho spruzzato nell’auto, anche addosso a Sara. Ma volevo solo spaventarla». E, infatti,  ha ottenuto il suo scopo. La ragazza è scappata, lui prima ha dato fuoco all’auto e poi l’ha inseguita.  «Quando è scappata ho deciso di rincorrerla: eravamo vicinissmi. Poi non so bene cosa è successo. Mi sono acceso la sigaretta e lei ha preso fuoco. A quel punto che potevo fare?». È  andato via mentre lei ardeva viva. Ed è tornato al lavoro cercando di rassenerarsi per trovare un alibi.

Il vigilantes e il suo falso alibi

E, infatti, subito dopo il ritrovamento del corpo della ragazza, Paduano è stato chiamato in questura, inizialmente è stato interrogato come persona informata sui fatti. L’uomo ha subito fatto mettere a verbale: «Faccio il vigilantes al palazzo della Regione. Ho fatto il turno di notte: verso del due sono uscito per andare con una prostituta».  Gli investigatori gli hanno chiesto a quel punto di descrivere il percorso, ma lui si è contraddetto. Poi ha attaccato: «Sono stato intimidito mentre aspettavo di essere interrogato, mi hanno fatto vedere delle foto orribili di Sara, volevano farmi paura». Ma il procuratore aggiunto Maria Monteleone lo ha subito stroncato: «Lei può difendersi e mentire, non può calunniare le persone». Gli investigatori gli fanno notare che la sua auto ha uno specchietto rotto e il paraurti annerito. Lui si è sentito braccato e a quel punto ha capito di non avere più scappatoie.