Caso Morosini, toghe in ordine sparso. Legnini tenta di ricompattare il Csm

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Sono tutti al lavoro i massimi rappresentanti della giustizia italiana – da Giovanni Legnini, vicepresidente del Csm, che opera in stretto contatto con il presidente Mattarella, al  guardasigilli Andrea Orlando – con il dichiarato obiettivo di spegnere l’incendio divampato dopo il colloquio-intervista rilasciato al Foglio da Piergiorgio Morosini, membro del Csm in quota Magistratura Democratica. Come si ricorderà, il quotidiano diretto da Claudio Cerasa aveva attribuito al togato (che ha smentito prima il titolo e poi il contenuto) propositi politici («Perché bisogna fermare Renzi») in vista del referendum confermativo di ottobre sulle riforme costituzionali.

Girandola di incontri al Csm sotto la regia del Quirinale

Le proteste che ne sono scaturite hanno indotto Legnini a bruciare i tempi e a convocare una serie di incontri il primo dei quali, proprio in queste ore, ha visto confrontarsi il vicepresidente del Csm con i rappresentanti dei gruppi, togati e laici, che siedono a Palazzo dei Marescialli. L’incontro ha fatto seguito a quello, ben più importante, tra lo stesso Legnini e il capo dello Stato, che del Csm è il presidente, nel corso del quale era già emersa la volontà di stemperare le tensioni nei rapporti tra politica e giustizia e nello stesso Csm. In ogni caso, chi ha assistito all’incontro con i rappresentanti dei gruppi ha escluso che si sia parlato dell’ipotesi di un codice deontologico per i consiglieri del Csm, che pure è stato uno degli argomenti dell’incontro al Quirinale. Alla fine è stato deciso che per i membri del Csm varrà un “no” alla partecipazione all’attività politica in qualsiasi forma e un “sì”, invece, alla manifestazione di giudizi tecnici sulle riforme.

L’intervista di Morosini spacca il “partito le toghe”

Il bello, però, viene ora. Nelle prossime ore, infatti, Legnini, vedrà il presidente dell’Anm, Piercamillo Davigo, e subito dopo il ministro Orlando. Sarà proprio quello con il Guardasigilli l’incontro più delicato, visto che nei giorni scorsi il ministro aveva definito di «rilevanza istituzionale» il caso aperta dall’intervista di Morosini al Foglio. L’ultimo appuntamento è fissato per il prossimo giovedì, a Palazzo dei Marescialli, in una riunione aperta a tutti i componenti. Solo allora sapremo se un codice deontologico per i membri del Csm – richiesto a gran voce da Luca Palamara, già capo dell’Anm e oggi consigliere a Palazzo dei Marescialli – sarà varato oppure no. Nel frattempo, come dimostrano le differenti posizioni tra il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone («io sono per il riserbo delle toghe») ed il procuratore generale Giovanni Salvi, che ha definito «irrinunciabile» per i magistrati la possibilità di esprimere opinioni rispetto alle questioni politico-istituzionali, la confusione – anche tra ile toghe – regna sovrana.