Calo del petrolio, Moody’s taglia il rating dell’Arabia Saudita

Il crollo del prezzo del petrolio pesa sui giudizi delle agenzie di rating sui Paesi del Golfo. Moody’s ha tagliato i rating di diversi Paesi, a partire dall’Arabia Saudita, che è il più grande esportatore di greggio al mondo. Tagliati anche i giudizi di Bahrain e Oman e assegnato un outlook negativo ad Emirati Arabi, Kuwait e Qatar. Per l’Arabia Saudita Moody’s ha deciso di abbassare il rating di lungo termine ad A1 da Aa3, mantenendo però l’outlook stabile. A pesare, nella valutazione dell’agenzia di rating, è il calo del prezzo del petrolio, che si è tradotto in un “materiale deterioramento” del profilo di credito regno wahhabita . “La combinazione di bassa crescita, livelli di debito più alti e minori elementi tampone all’interno e all’esterno – sostiene Moody’s – rendono il Regno meno ben posizionato ad affrontare futuri schock”. Raffica di tagli anche nel resto del Golfo Persico. Il Bahrain si è visto ridurre il giudizio a Ba2 da Ba1, con outlook negativo. Il rating dell’Oman è stato portato a Baa1 da A3 con outlook stabile. Il prezzo del Brent è crollato di quasi il 40% dal novembre 2014, quando l’Arabia Saudita ha capeggiato la decisione dell’Opec di non tagliare la produzione per difendere le proprie quote di mercato. L’ultimo vertice tra paesi produttori con l’obiettivo di congelare la produzione e far risalire i prezzi del greggio sui mercati internazionali, il 17 aprile scorso a Doha, si è risolto con un nulla di fatto. Ora c’è attesa per la prossima riunione Opec del 2 giugno a Vienna. Quella sarà anche l’occasione per vedere le mosse del nuovo ministro del Petrolio saudita, Khaled al-Falih, presidente del colosso petrolifero Aramco (che ha preso il posto di Ali al-Naimi che per oltre 20 anni è stato il pilastro politica petrolifera saudita), nominato il 7 maggio scorso con un maxi-rimpasto voluto proprio per rilanciare l’economia saudita e liberare Regno dalla dipendenza dal petrolio.