Botte e insulti agli alunni: in manette un’altra maestra inchiodata dai video

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Insulti, minacce, schiaffi, percosse al capo, tirate di orecchie e di capelli, e strattoni, anche particolarmente violenti, tanto da provocare, a un piccolo alunno, seri problemi a una spalla. Emergono maltrattamenti fisici e psicologici reiterati dai video acquisiti dai carabinieri di Macerata Campania (Caserta) nel corso delle indagini che oggi hanno portato agli arresti domiciliari un’insegnante della scuola Falcone di Recale, comune della provincia di Caserta. Nei confronti dell’insegnante, che ha sessant’anni, il gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, su richiesta della Procura, ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare per i reati di maltrattamenti e lesioni ai danni dei suoi piccoli alunni della prima elementare. L’attività investigativa ha preso il via nell’ottobre del 2015 e si è protratta fino allo scorso mese di marzo. La professoressa Giuseppina Presutto, dal settembre del 2015 dirigente scolastico dell’istituto comprensivo Giovanni XXIII, del quale fa parte la scuola Falcone, si è detta sconvolta per quanto accaduto: «Siamo tutti in lutto, – sottolinea – numerose sono state le iniziative portate avanti dal corpo docente per i nostri bambini e adesso non vorrei che la nostra scuola venga contrassegnata in modo negativo. Di recente – ricorda la preside – ho postato un fiocco bianco sulla mia bacheca di Facebook contro la violenza sui bambini». Nel video diffuso dai carabinieri, ricavato dalle immagini registrate da una telecamera sistemata alle spalle della cattedra, si vede la maestra controllare i compiti assegnati ai suoi piccoli alunni e colpirli, anche con una certa violenza, quando c’è qualcosa che non va nei loro quaderni. Sono circa un centinaio gli episodi di violenza che i carabinieri di Macerata Campania hanno documentato. Della classe dell’insegnante finita ai domiciliari figurano anche bambini di altre nazionalità. A mettere in allarme i carabinieri – che poi hanno avviato le indagini – sono state le segnalazioni dei genitori delle piccole vittime, preoccupati dal malessere che coglievano nei loro figli quando tornavano a casa da scuola.