La Boschi: «La riforma costituzionale è imperfetta». E se lo dice lei…

Parte da Palermo, capitale della regione più a sud d’Italia, l’offensiva renziana per spingere il “sì” in vista del referendum confermativo delle riforme costituzionali del prossimo ottobre. Forse l’intenzione è quella di ripercorrere idealmente l’avventura garibaldina che proprio in Sicilia scrisse una pagina fondamentale della nostra vicenda nazionale. Ma, per quanto frizzante, l’aria che si respira non rinvia certamente all’epica. Di rosso, in giro, non ci sono camicie ma solo quello che tinge le bandiere del Pd e al posto del luogotenente Nino Bixio  c’è la “staffetta” Maria Elena Boschi, che della riforma è la madrina. La festa è tutta per lei. Quando si materializza all’interno della Tonnara Florio l’applausometro va in tilt e per lei è subito standing ovation. Al Sud è normale, quasi rientra nelle ferree regole dell’ospitalità e l’ospite è sacro. Punto e basta, la politica c’entra solo fino a un certo punto.

La Boschi a Palermo per spingere il “sì” al referendum

La Boschi ha il compito di spiegare la riforma sotto forma di intervista al direttore del Tg1, Mario Orfeo, sceso in Sicilia per l’occasione. Di carne sul fuoco, del resto, ce n’è davvero tanta: dal referendum di ottobre alla legge Cirinnà sulle nozze gay («le cose giuste vanno fatte anche se si perdono voti»), all’introduzione dello jus soli («Spero quanto prima che possa diventare legge»). E la Boschi davvero non si fa pregare alternando dosi di scontatissima propaganda a momenti di sincera preoccupazione. I sondaggi, d’altra parte, lo impongono: la riforma costituzionale non convince la metà degli italiani, anzi sono in maggioranza quelli che non la vogliono. E forse è proprio a loro che la Boschi pensa quando ammette che nel provvedimento che porta il suo nome «ci sono dei punti che potrebbero essere corretti». E ancora: «Nessuno ha la pretesa di aver approvato la riforma perfetta e sono la prima a riconoscerlo». Di questo – assicura – «siamo tutti consapevoli ma è una riforma che farà fare al nostro Paese dei passi in avanti enormi». Quali siano questi progressi, però, la ministra non lo spiega e preferisce rintanarsi nelle parole d’ordine care a Renzi come «fine del bicameralismo perfetto», «Senato dei sindaci» quando in realtà e dei consiglieri regionali.

Ma i sondaggi bocciano il testo passato in Parlamento

E che neanche lei sia particolarmente certa dell’esito del referendum, lo rivela indirettamente il fatto  che lo studio della governance disegnata dalla riforma è solo nella sua fase embrionale: «Se dico che il governo è pronto con il nuovo modello organizzativo del Senato mi impallinano», prova scherzare il ministro. Ma sa bene che sul punto si gioca un aspetto fondamentale della referendum perché, contrariamente a quel che dice, Renzi il Senato non l’ha cancellato. Un pensiero fastidioso che la ministra tenta di esorcizzare esortando il Pd a fare campagna referendaria «inchiodando sul merito» delle questioni. Giusto, peccato che il primo a non darle retta sia proprio Renzi che finora tutto cha detto e tutto ha fatto tranne che far capire agli italiani che cosa ha combinato in materia di Costituzione il suo governo.