Bambini chiusi per ore nei locali bui dell’asilo: maestra orco in manette

Nel comportamento i sintomi di una paura endemizzata. Sul corpo i segni dei maltrattamenti fisici: non è servito molto tempo ai genitori dei piccoli alunni di una scuola materna di Avellino per capire che ci si trovava di fronte all’ennesima maestra orco; l’ultima di una lunga serie di “educatrici” violente.

Avellino, bambini chiusi per ore nei locali bui dell’asilo

Cambia l’identikit sociale – stavolta è una maestra cinquantottenne del capoluogo irpino – ma si rinnova, drammaticamente, il tragico rituale dei maltrattamenti: schiaffi, tirate di capelli, strattonamenti e minacce. Violenze fisiche e psicologiche di tutti i tipi, insomma, perpetrate ai danni di indifesi bambini, tutti tra i 3 e i 5 anni, tutti utenti di una scuola materna di Avellino, tutti alunni della maestra arrestata dagli agenti della Squadra Mobile e sottoposta all’ordinanza cautelare ai domiciliari. Le indagini, coordinate dalla Procura avellinese, sono scattate l’anno scorso su denuncia dei genitori dei piccoli che spesso tornavano a casa con lividi sul corpo e, ancor più spesso, si rifiutavano veementemente di andare a scuola.

Ancora una maestra orco in manette

Era il terrore che li spingeva a comportarsi in quel modo. La paura di incorrere in quelle punizioni fisiche e nel castigo dell’isolamento al buio  a indurli ad opporre una strenua resistenza ad andare a scuola. Tutti comportamenti che tradivano paura e malessere e che hanno insospettito i genitori, prima, e gli investigatori, poi, i quali hanno a loro volta accertato tutta la drammatica serie di violenze a cui l’insegnante sottoponeva i malcapitati bambini di turno: non soltanto schiaffi e tirate di capelli ma, come anticipato, anche vere e proprie torture psicologiche messe in atto con la reclusione per diverse ore nella «stanza del telefono»: un locale buio attiguo all’aula. Anche sulla scorta dei referti medici, allora, la Procura ha ottenuto dal Gip l’emissione dell’ordinanza cautelare.

Il grido di dolore della mamme dei piccoli maltrattati

«Deve pagare per tutto il male che ha fatto». Mentre il capo della Squadra Mobile di Avellino, Marcello Castello, illustrava i dettagli dell’operazione che ha portato all’arresto di una insegnante per maltrattamenti ai bambini di una scuola materna del comune capoluogo, le madri delle piccole vittime si sono radunate nel cortile della Questura per far sentire il loro sdegno e la loro richiesta di giustizia. Le violenze, fisiche e psicologiche, accertate da numerosi referti medici e filmati dalle telecamere installate dopo le denunce presentate a partire dal 2015 dai genitori, hanno riguardato almeno 10 tra bambini e bambine. Da quelle verbali, «ti ammazzo, devi stare zitta», a vere e proprie aggressioni con schiaffi e tirate di capelli, fino alla punizione per i bambini più vivaci: venivano chiusi in una stanza, («la stanza del telefono», la chiamava l’insegnante), per ore e al buio. Una escalation alla quale hanno messo fine gli agenti della Squadra Mobile per impedire ulteriori e irreparabili violenze, ha spiegato il dirigente della Squadra Mobile, le cui indagini hanno consentito alla Procura di Avellino di chiedere e ottenere dal Gip l’emissione dell’ordinanza cautelare. Per l’insegnante, 58 anni, sposata con un imprenditore, molto nota in città per il suo attivismo in una parrocchia di Avellino, il Gip ha disposto gli arresti domiciliari.