Alfredo Pazzaglia, da volontario nella Decima Mas a membro laico del Csm

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«Allievo Alfredo Pazzaglia. Sardo». Così si presentò al professore del liceo Navale di Venezia, oggi Morosini, l’adolescente Alfredo Pazzaglia, scomparso 19 anni fa. Lo ricorda il suo antico compagno di corso Ulrico Guerrieri, anch’egli in seguito valoroso ufficiale della Repubblica Sociale Italiana, nel Battaglione Lucca della Gnr. In quella classe, che dal prestigioso Istituto Navale avrebbe condotto i “pivoli” (pivelli) all’Accademia di Livorno, erano in 27. Ma la loro carriera scolastica subì un’interruzione improvvisa il 25 luglio 1943, con la caduta del fascismo. Il giovane Alfredo, a quel punto, sedicenne, si arruolò volontario nella Decima Mas di Junio Valerio Borghese. Dopo la guerra si iscrisse a Giurisprudenza, si laureò nel 1950 e iniziò la professione forense. Contemporaneamente aveva aderito al Movimento Sociale Italiano sin dalla sua costituzione, fondò il partito a Cagliari, e venne eletto per due volte consigliere comunale e per altrettante consigliere regionale. Aveva 29 anni quando divenne consigliere comunale nella sua città. Sempre nel Msi, sempre apprezzato e stimato anche dagli avversari, per la sua rigorosa correttezza e la sua trasparenza intellettuale. Nel 1967 si dimise dalla carica regionale per candidarsi alla Camera dei deputati, dove fu eletto nel 1968. E festeggiò quella vittoria con una cena a Venezia con i suoi vecchi compagni del liceo Navale.

Alfredo Pazzaglia fu anche presidente del Msi

Pazzaglia rimase in parlamento per ben sei legislature, 24 anni consecutivi, dei quali 13 come presidente del gruppo missino. Ha quasi sempre fatto parte della Commissione Affari costituzionali della Camera. Per circa due legislature è stato componente del Comitato parlamentare sui servizi di sicurezza. Ha fatto anche parte della Commissione bicamerale di inchiesta sulla criminalità in Sardegna, nonché della commissione bicamerale per i procedimenti di accusa. Dopo Giorgio Almirante divenne presidente del Msi. Nel 1992 non si ricandidò ma fu il candidato di bandiera del Msi alla presidenza della Repubblica. Nel 1994 fu eletto al Consiglio superiore della magistratura. Aderì ad Alleanza Nazionale ma non prese più parte alla vita politica attiva. A Palazzo dei Marescialli Pazzaglia presiedeva la seconda commissione referente, quella che si occupa delle autorizzazioni per gli incarichi extragiudiziari e delle incompatibilità. Pazzaglia morì il 6 maggio del 1997. Ai funerali, che si svolsero a Santa Maria degli Angeli a Roma, erano presenti tutte le cariche istituzionali, oltre che naturalmente tutta Alleanza Nazionale. Il discorso commemorativo fu pronunciato da Enzo Trantino, che lo definì «un uomo integro, vissuto nella politica e morto nella politica». La sua unica amarezza fu quella di non essere riuscito a ottenere il quorum necessario per diventare giudice costituzionale, ruolo che avrebbe meritato, a detta di tutti, per le sue competenze, le sue capacità, la sua dirittura morale. Le Camere si riunirono otto volte, ma a Pazzaglia mancò sempre qualche voto. Forse a causa della provenienza, che qualcuno non pedonava. Ma, come scrisse Luciano Garibaldi, della Decima ieri, della Decima sempre. (foto tratta dal sito di Ulrico Guerrieri, amico di Pazzaglia e combattente della Rsi)