Alfano difende la “Cirinnà”. Insorge il centrodestra: «Ha ragione Bagnasco»

Com’era prevedibile, la netta condanna della legge Cirinnà sulle nozze gay da parte del cardinal Bagnasco hanno riacutizzato la polemica politica intorno al nodo, irrisolto, della cosiddetta stepchild adoption, cioè la possibilità per le coppie omosessuali di adottare il figlio del avuto o generato dal partner in una precedente relazione etero. Per il presiedente dei vescovi italiani, la “Cirinnà” è solo l’antipasto di un programma più vasto il cui sbocco fatale sarà la legalizzazione dell’utero in affitto.

Il leader del Ncd: «La “Cirinnà” non consente adozioni gay»

Parole, quelle di Bagnasco, suonate all’orecchio di Angelino Alfano come un campanello d’allarme. «Nella legge che abbiamo votato – ha infatti replicato il leader del Ncd, che sul punto è convinto di aver costretto Renzi – non sono previste le adozioni per le coppie omosessuali né nella forma diretta né nella forma indiretta della stepchild adoption. Meno che mai si accenna all’utero in affitto».  Il problema, però, non è la “Cirinnà” bensì la giurisprudenza. «I tribunali – ha avvertito in proposito Alfano – dovranno tenere necessariamente conto che c’è un nuovo istituto, le unioni civili, che ha diritti e doveri, tra i diritti non è contemplato quello dell’adozione».

Gasparri: «Non è vero: la legge porterà alle donne schiave»

Il rischio di interpretazioni creative della “Cirinnà” nei tribunali è la preoccupazione anche di Maurizio Sacconi, presidente della commissione Lavoro del Senato e collega di partito di Alfano. L’esponente del Ncd parla «testo ideologizzato», suscettibile a fungere da «presupposto» per «sentenze di riconoscimento delle adozioni omosessuali». Di qui – aggiunge Sacconi – la «necessità di un referendum “chirurgico” che ripulisca il testo da tutto ciò che le può impropriamente attribuire ad una unione omosessuale». D’accordo con Sacconi, Gaetano Quagliariello, presidente del movimento “Idea“, secondo il quale per aver un «confronto vero» sulla legge Cirinnà «bisogna stracciare il velo dell’ipocrisia». Al cardinale Bagnasco il merito di averlo fatto: «Ha detto la verità – argomenta Quagliariello – che un falso compromesso ha cercato invano di coprire: il testo equipara sostanzialmente unioni e matrimonio e di lì all’utero in affitto la strada è tracciata».  Sulla stessa linea, Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato in  quota Forza Italia, che affida a un tweet il suo commento: «Ha ragione Bagnasco: la legge sulle unioni civili apre la strada a utero in affitto e alle donne schiave. Chi l’ha votata causa questo».