Alemanno: “Un sindaco governatore per salvare Roma”

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Hanno concordato sulla presenza del “malaffare” nella macchina burocratica capitolina e sul fatto che i loro libri sono “complementari” e “quasi speculari”, le ricette che hanno indicato ai candidati a sindaco di Roma sono però  completamente diverse. L’ex sindaco Gianni Alemanno e il magistrato Alfonso Sabella ex assessore alla Legalità durante la giunta Marino, autori il primo del libro Verità  Capitale. Caste e segreti di Roma, il secondo del volume Capitale infetta. Si può liberare Roma da mafia e corruzione? si sono confrontati pacatamente alla libreria Borribook alla stazione Termini. Un incontro che è cominciato proprio con uno scambio di dediche sui rispettivi libri. “Ad Alfonso Sabella – ha scritto Alemanno – una persona seria che ha provato a salvare Roma”. E Sabella ha contraccambiato scrivendo: “A Gianni con sincera stima e con rimpianto per non aver avuto più tempo per confrontarsi su Roma”.

L’incontro è nato grazie ad una provocazione lanciata dall’ex sindaco durante una trasmissione televisiva, che il magistrato ha raccolto. “Questa iniziativa – ha spiegato Alemanno – è nata per dare un contributo visto che l’attuale campagna elettorale sul sindaco di Roma è basata sulla rimozione, sia della destra sia della sinistra. Sembra che tutti i problemi siano stati creati da me e da Marino, quando invece non è così. Tutti i candidati non dicono dove prenderanno i soldi per risolvere i problemi e danno l’impressione che abbiano la bacchetta magica”. Per Sabella, invece, il problema principale è che la corruzione della macchina amministrativa ha origine “dalla fragilità  della politica” e dalla sua “impreparazione”. Per tracciare la strada della discontinuità Alemanno propone la sua ricetta: “completare la riforma di Roma Capitale; far diventare il Comune di Roma una Regione in grado di legiferare; delegare un ministro, magari senza portafoglio, per Roma Capitale; nomina da parte del futuro sindaco di city manager preso dalle migliori eccellenze italiane”. Diversa la visione di Sabella la cui soluzione è  una sola: “la politica deve smettere di delegare alla magistratura, la separazione di queste funzioni è fondamentale. La politica ha delegato tutto il controllo della legalità  alla magistratura mentre lo deve fare chi governa anche a costo dell’ impopolarità”.