2011, chi tramò contro Berlusconi? È ora che il Parlamento faccia chiarezza

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Al punto in cui siamo, è persino doveroso da parte del Parlamento istituire una commissione d’inchiesta in grado di fare piena luce sulle tormentate vicende che nel 2011 portarono alla caduta del governo presieduto da Silvio Berlusconi e all’avvento di Mario Monti. Dopo che la procura di Trani ha iscritto nel registro degli indagati pezzi da novanta della Deutsche Bank – dall’ex-presidente Josef Ackermann agli ex co-amministratori delegati Anshuman Jain e Jurgen Fitschen, all’ex-capo dell’Ufficio rischi Hugo Banziger e dell’ex-direttore finanziario, Stefan Krause per la vendita occultata di 7 miliardi di titoli di Stato italiani, manipolando il mercato per attentare alla stabilità del nostro Paese – l’inchiesta parlamentare non è più derubricabile a ossessione di Renato Brunetta ma va considerata una stringente necessità cui i rappresentanti del popolo sovrano degni di tale carica non possono sottrarsi.

Subito una commissione d’inchiesta

Tutt’altro: hanno il dovere di chiarire se dietro i torbidi fatti che nella primavera-estate di cinque anni fa fecero apparire l’Italia come una nazione sull’orlo del tracollo economico-produttivo, ci sia stata una regia politica volta a mutare gli equilibri politici liberamente scelti dagli elettori. Ai magistrati di Trani spetterà accertare eventuali responsabilità giudiziarie a carico degli attuali indagati; ai parlamentari il compito di capire se la caduta di Berlusconi in quel clima (drammatizzazione dello spread, il «Fate presto» urlato a tutta pagina dal giornale della Confindustria, le insistenti voci circa l’impossibilità di pagare stipendi e pensioni) fu una necessità imposta dalle esigenze del Paese o – come invece crediamo noi e come appare sempre più evidente – il frutto di un golpe bianco organizzato nelle cancellerie europee con basisti italiani.

Gli italiani votarono Berlusconi e si trovarono Monti

Ogni tentativo di minimizzare, ridicolizzare o procrastinare tale elementare obiettivo di trasparenza politica e – diciamolo pure senza infingimenti – di salvaguardia di un minimo di dignità nazionale può ben essere additato a pubblico sospetto e bollato come un tradimento dei veri interessi del popolo italiano. Perché non vi è dubbio alcuno che sarebbe il popolo la prima vittima di un’eventuale manovra golpista, prima e più di Berlusconi. È al popolo che la Costituzione assegna infatti la sovranità politica, che la esercita attraverso le Camere. Certo, siamo una repubblica parlamentare e ci può accadere di votare Berlusconi per ritrovarci Monti a Palazzo Chigi, a patto però che nessuno giochi sporco e tiri a fregare i cittadini. Ed è proprio questo che il Parlamento deve accertare: senza ritardi e, soprattutto, senza sconti.