Utero in affitto, in Italia è proibito ma se lo fai all’estero i giudici chiudono un occhio

Il fatto non sussiste. Il gip di Roma Maria Paola Tomaselli, ha prosciolto, perché il fatto non sussiste, quattro coppie di genitori che, recandosi in Ucraina, dove avevano messo al mondo i rispettivi figli tramite la pratica dell’utero in affitto (surrogazione), avevano alterato lo stato civile dei piccoli mediante false attestazioni. In Italia la pratica è vietata dalla legge 40 ma per i giudici evidentemente è un dettaglio e “detta la norma” il paese straniero dove viene consumata la maternità surrogata. In Ucraina, invece, è previsto che dopo il parto la madre surrogata dia il consenso a che il neonato sia dichiarato all’anagrafe come figlio naturale della coppia che “appaltante”. La decisione del gip è in linea con una recente sentenza del Tribunale di Roma che aveva assolto un’altra coppia di genitori dalla stessa imputazione e che comporterebbe una pena che va dai 5 ai 15 anni. Viceversa sono stati rinviate a giudizio due persone che si erano adoperate per “reclutare” coppie italiane desiderose di figli ed indirizzarle ad una clinica di Kiev. «Ormai la giurisprudenza è unanimemente orientata – dice l’avvocato pisano Ezio Menzione, che nel processo assisteva tre coppie di genitori – nel senso di considerare figli legittimi dei genitori committenti i nati da surrogazione, nei paesi dove ciò è consentito».