Tegola su Renzi: Bankitalia smaschera i trucchi che lui usa quando parla di ripresa

Cattive notizie per Matteo Renzi dall’audizione del vicedirettore di Bankitalia alla Camera, che di fatto smantella il Def, senza dirlo esplicitamente. La fotografia della situazione economica smentisce le previsioni e i solenni impegni del premier sulla ripresa economica.

Rampelli: Bankitalia smentisce Renzi

«Livello di tassazione al livello di pre-crisi e ancora troppo alta. Taglio del debito pubblico praticamente inesistente. La flebile ripresa italiana resta sotto scacco delle crisi internazionali che possono arrestare la crescita. Renzi non ha più alibi – ha commentato Fabio Rampelli, capogruppo di Fratelli d’Italia a Montecitorio – in oltre due anni di governo l’Italia non aggancia la ripresa, non taglia le centrali di spesa, non crea un ecosistema fiscale e burocratico favorevole alle aziende e alla famiglie, aumenta il debito pubblico». Tutto il contrario – conclude Rampelli – di ciò che aveva promesso e di quanto chiedono gli italiani».

La ripresa italiana è lentissima

«La pressione fiscale è diminuita dal 43,2% del 2014 al 42,9% nel 2015; è tuttavia rimasta superiore, per circa 2,5 punti percentuali, alla media registrata nel decennio precedente la crisi dei debiti sovrani», ha detto il vicedirettore generale di Bankitalia, Luigi Federico Signorini, sottolineando  che non c’è alternativa a interventi rigorosi ed efficaci sulle entrate e sulle spese. «La crescita internazionale si sta rivelando lenta, ma la ripresa in Italia è tra le più lente», ha detto sollecitando ad affrontare «alcuni nodi che si conoscono da tempo che hanno rallentato la crescita anche prima della crisi economica e stanno ora rendendo più lenta l’uscita in questo periodo». Forti le perplessità sul Def , i conti potrebbero tornare, secondo il vicedirettore generale, ma soo se venisse confermata la situazione economica attuale, ma i presupposti «lasciano intravvedere tutt’altro». Stesso discorso sul debito pubblico: per Bankitalia, quest’ultimo nel Def fa finta di diminuire, ma non cala effettivamente. La tendenza alla riduzione è, di fatto, frutto di giochi contabili e i margini sono molto labili. «La cosa fondamentale – ha spiegato Signorini – è andare avanti con le riforme strutturali. Ce ne sono da fare nel mercato dei prodotti, sulle controllate delle amministrazioni locali, sulla riforma della Pubblica  amministrazione e sullo sveltimento della giustizia».