Caos sul taglio alla reversibilità: il governo ci riprova, poi smentisce

E’ di nuovo giallo sul taglio alle pensioni di reversibilità, anche se il governo si affretta a più riprese a smentire con un «chiariremo». Termine che lascia presagire che, appunto, qualcosa – o molto – da chiarire c’è.  Dopo l’annuncio del premier Renzi di voler estendere il bonus da 80 euro al mese a chi percepisce la pensione minima e l’ipotesi di introdurre l’uscita anticipata dal mondo del lavoro per andare in pensione, nel DEF spunta un possibile taglio sull’assegno di reversibilità, quello che spetta al coniuge o agli eredi alla morte del pensionato o del lavoratore che ha versato i contributi. Pensavamo di avere scampato il pericolo quando già nel mese di febbraio, si era paventata una sforbiciata sulla pensione di reversibilità in uno dei decreti della delega legislativa sulla povertà, ma ben presto il premier Renzi aveva smentito. Però, come riportato da la Stampa, Cesare Damiano, il presidente della Commissione Lavoro della Camera, ha scoperto un nuovo riferimento all’interno del DEF alla vexata questio. Subito il ministro del Lavoro Giuliano Poletti si era precipitato ad intervenire, facendo capire che si è trattato di un errore tecnico. Oggi si affanna a smentire il taglio il segretario alla Presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini, a margine di un convegno sul ‘Lavoro agile’. «Non c’è mai stata la volontà di intervenire sulle pensioni di reversibilità, c’è un percorso aperto e il governo interverrà per chiarire. C’è una volontà comune di governo, forze politiche e Parlamento per chiarire il più possibile – sottolinea Nannicini – ed evitare equivoci e strumentalizzazioni». Di confusione ce n’è molta, al di là delle parole. Intanto, come adombra la Stampa, l’incertezza, gli annunci e i ripensamenti continui lasciano presupporre probabilmente «una guerra all’interno del governo tra chi lo vuole effettivamente, il giro di vite sulle pensioni di reversibilità, e chi invece non ne vuole sapere».

Il giallo della reversibilità: il pericolo del taglio rimane

Il testo è vago, ma si evince che le pensioni di reversibilità potrebbero diventare «prestazioni assistenziali», e non previdenziali. Il che non è di poco conto. La pensione di reversibilità era appunto una misura «previdenziale», perché costruita con i contributi versati dal lavoratore nel corso degli anni. Con la riforma diventerebbe «assistenziale», e correlata ai mezzi di cui dispone il beneficiario. «Il governo o alcuni esponenti del governo,  intende ancorare la reversibilità (ma anche assegno sociale, integrazione al minimo, maggiorazione sociale del minimo, assegno per il nucleo con tre figli minori) al reddito calcolato con il meccanismo dell’Isee, che tiene conto anche di eventuali patrimoni finanziari e immobiliari», si legge sul quotidiano torinese. Inoltre nell’articolato  si parla di «razionalizzazione delle prestazioni», termine “pericoloso” che di norma si traduce in «tagli».