Storace a Meloni. “Vuoi fare il sindaco? Parliamone. Attendo risposte”

Francesco Storace ha concluso davanti a centinaia di persone la convention “Di nuovo una grande destra” organizzata a Orvieto da Azione Nazionale e da La Destra. Ecco uno dei passaggi più attesi, quello sulle candidature a Roma: “Non ho un’avversione personale per Meloni“, dice Storace, che poi aggiunge.  “Giorgia, vuoi fare il sindaco? Bene, parliamone. Non chiediamo posti, non ci interessano assessori o vicesindaci ma programmi. Un programma che eviti a Roma l’umiliazione del Pd e dei 5Stelle. Da domani attendiamo risposte. Altrimenti siamo in campo. Se da 4 candidati dobbiamo averne uno, voglio vedere anche gli altri andarsene”. Storace ha poi aggiunto: “La partita è comunque tutta da giocare. Lo dimostra lo stesso sondaggio sgw che ci ha portato l’altra sera al 5%. Alle comunali romane i numeri balleranno fino alla fine”.

Ricostruire una casa comune, rifare una grande destra: queste gli obiettivi che stanno più a cuore a Storace:  “Rivendico l’obiettivo e l’aspirazione a una grande destra. È quello che manca all’Italia. Ha ragione chi dice che questo non è il partito di Alemanno e Storace. Sarebbe una sciocchezza incredibile. Abbiamo bisogno di una casa comune. Ci serve una stanza a destra, in cui non essere trattati come ospiti. Dobbiamo fare un partitino? Abbiamo già dato. Dobbiamo fare un grande partito senza far prevalere le logiche che escludono e non includono. Negli ultimi mesi stavo tentando di dare grande fiducia a Giorgia Meloni come leader politico, ma diventa sempre più difficile se nel suo partito il criterio guida è sempre lo stesso: i miei sono sempre meglio dei tuoi”.

“Voglio un sindaco-governatore”

Queste, in sintesi, le idee di Storace per Roma. “Voglio un sindaco-governatore con una città che abbia i poteri legislativi della regione; voglio far diventare proprietari i più poveri con il mutuo sociale; voglio garantire che nelle case popolari e negli asili abbiano accesso le famiglie degli italiani prima di quelle straniere; voglio che tutte le strade di Roma siano illuminate, la chiusura dei campi rom in sei mesi e che i vigili urbani siano impegnati seriamente contro ogni forma di abusivismo commerciale; voglio difendere gli ambulanti da una direttiva odiosa come la Bolksteinen, convenzionare negozi e mercati con una social card comunale, la carta di credito dei poveri e non più quella del sindaco, per risparmiare sulla spesa; voglio l’assunzione dopo ben sei anni dei vincitori dei concorsi; voglio che le giovani coppie possano essere aiutate a sposarsi con una moratoria fiscale locale per i primi tre anni di vita di ogni figlio”.

“Non ho paura di confrontarmi con Gianfranco Fini”

Un passaggio molto significativo dell’intervento di Storace è stato quando ha parlato di Gianfranco Fini. “Ha ragione Fausto  Orsomarso, non ci devono essere rimozioni a  destra. Non ho paura di confrontarmi con Fini”. Questo passaggio è stato scandito dagli applausi della platea. Poco prima, Orsomarso aveva lanciato questo appello a Fini: “Se vogliamo ricostruire una grande destra, vieni a darci una mano” . Di Fini aveva parlato anche Roberto Menia: “Non ci piacciono i pentimenti, ognuno rivendichi le scelte che ha fatto. Se vogliamo ricostruire una casa comune, perché veniamo da una casa comune, non ci siano ipocrite rimozioni nei confronti di Fini, che ha rappresentato vent’anni della storia della destra”. Nel dibattito che si è svolto nella mattinata Mario Landolfi ha rilevato che “se non analizziamo la nostra storia e quanto accaduto recentemente, corriamo l’errore di mettere la polvere sotto il tappeto”. “Per seguire un’alleanza  – ha ricordato – ci siamo inchinati e ubriacati del federalismo. La destra o è cultura dello Stato o non è, la destra o è cultura della nazione o non è”.  Giuseppe Scopelliti  ha sottolineato da parte sua l’esigenza di “ripartire dai territori, perché li abbiamo governati bene”. “Credo che una grande stagione di cambiamento debba partire dal basso, è questa la sfida della destra”.  Pasquale Viespoli  ha invece sottolineato come “la ricostruzione della destra è un’esigenza dell’Italia. I leader passano ma le culture politiche restano”