Spaccio al Virgilio, patteggia lo studente arrestato. Servirà alla mensa dei poveri

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Ha patteggiato una pena ad un anno di reclusione lo studente del liceo classico Virgilio, a Roma, arrestato il 22 marzo nel cortile della scuola mentre cedeva a un compagno di scuola minorenne della droga. Lo hanno deciso i giudici della II sezione penale di Roma disponendo la sospensione della pena condizionata allo svolgimento da parte del ragazzo di un servizio di pubblica utilità per tre mesi (il sabato e la domenica) presso una mensa. I giudici hanno, quindi, accolto la richiesta dell’avvocato Alessandra Cucchiarelli, difensore del giovane che era presente in aula al momento della lettura del dispositivo. Dopo l’arresto una minoranza di studenti aveva occupato l’istituto per protesta contro la preside, rea di avere chiamato la polizia. Il caso ha avuto una grande risonanza mediatica perché il Virgilio non è certo l’unico liceo romano dove si verificano questi episodi.

Immancabile la difesa a parte del padre, per il quale il figlio è una “vittima”: “Mio figlio ha capito da questa vicenda che nella vita bisogna fare sempre molta attenzione. Ha sbagliato, ha fatto una cosa che non si deve fare ma non è uno spacciatore. Troppa la grancassa mediatica in questa storia, è stato come sparare con un cannone su una mosca”. “Siamo soddisfatti della decisione dei giudici che hanno applicato la legge – prosegue il padre – questa vicenda è stata per 15 giorni sui giornali durante i quali ho letto molte cose, anche un comunicato in cui mio figlio veniva definito ‘mercante di morte’. C’era bisogno di utilizzare questi termini? Mio figlio ha ceduto un grammo di hashish, lo ha fatto in una scuola e questo è grave, ma non è certo un narcotrafficante”.