Il sogno di Casini: «Ppe, socialisti, io, Silvio e Alfano… tutti con Renzi»

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Ci riprova, Pier Ferdinando Casini. Parla dei moderati, una categoria dai confini indefiniti di cui si sente l’interprete. Parla (bene) di Renzi, che continua ad appoggiare. Spara contro quelli che chiama “populisti”, un’altra categoria creata ad arte dalla sinistra per confinare all’angolo chi non si piega al buonismo politicamente corretto. E sogna un asse anti-populista tra le forze del Ppe e del Pse: «Non sarebbe certo un unicum italiano. E’ ciò che in Germania stanno sperimentando da tempo e lo stesso Europarlamento è governato così. Oggi l’incontro tra democristiani e socialisti è necessario per non essere sommersi dal populismo».

Casini e il “tutti insieme appassionatamente”

Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Affari esteri del Senato, in un’intervista al Giornale dà le sue direttive nonostante la quasi scomparsa elettorale. «Siamo di fronte all’ultima chiamata per i moderati», avverte Casini, secondo cui «prima di tutto non si può andare avanti con questa assurda incomunicabilità tra Berlusconi e Alfano. Punto secondo non si può continuare a ragionare come se lo scenario politico fosse lo stesso di venti anni fa». Adesso «sono cambiati gli equilibri elettorali, con Renzi che oggi è nelle condizioni di dare lui le carte. E poi il bipolarismo di un tempo è finito con l’affacciarsi sull’orizzonte politico europeo di forze che abbinano caratteristiche lontane dalla nostra storia: il sentimento anti-europeo e il giustizialismo». Poi aggiunge: «Berlusconi a Milano ha indirizzato il centrodestra verso un candidato di garanzia democratica come Stefano Parisi. A Roma ha rifiutato di farsi schiacciare sulle estreme e diventare subalterno a Salvini e alla Meloni, dimostrando che non intende morire su quel versante. Ora però è arrivato il momento di sposare il Ppe come chiave identitaria e distintiva e riaprire davvero un cantiere così da dare forza e credibilità ai moderati e fermarne la dispersione».