Scende dall’auto e picchia un parà: «Aveva una maglietta fascista…»

Non gli piaceva la sua maglietta e l’ha picchiato. La vittima è un paracadutista, colpevole di indossare una t-shirt con il motto della Folgore. L’autore della violenza è un balordo che ha confessato l’aggressione a freddo. «L’ho picchiato perché non mi piaceva la sua maglietta, quel motto “Belli come la vita, neri come la morte” mi sembrava una frase fascista». L’assurda aggressione è avvenuta a Perugia dove si è svolta la prima udienza per ascoltare gli interessati e i testimoni.

«Non mi piaceva la sua maglietta e l’ho picchiato»

«Quando l’ho notato alla fermata dell’autobus, ho deciso di fare inversione con l’auto per andarlo a picchiare», ha dichiarato candidamente il violento, come riporta il quotidiano online Perugiatoday che ha dato la notizia. La scintilla che ha mandato fuori di testa l’aggressore, sempre stando al racconto in aula, è stata quella scritta sulla maglietta nera che recitava il motto della Folgore, “Belli come la vita, Neri come la morte”. Una frase scambiata per una minaccia fascista dall’ignorante autore dell’aggressione, che non ha esitato a colpire il giovane paracadutista inerme, che non appartiene a nessuna pericolosa formazione politica.

L’aggressione a freddo

A finire nei guai in tutto due persone: il primo sentito come testimone assistito, e difeso dall’avvocato Gianfranco Virzo, si è assunto la responsabilità di quanto successo confermando che il secondo imputato è estraneo ai fatti. «Si trovava semplicemente in auto. Sono stato io a compiere il gesto e decidere di picchiare il ragazzo». L’udienza è stata rinviata per la discussione davanti al giudice Cataldo.