Scandalo petrolio, la minoranza Pd alza il tiro: «Serve verifica di governo»

Lo scandalo petrolio e il quadro poco edificante di veleni e ricatti che emergono dall’inchiesta dei Pm di Potenza sta surriscaldando anche l’atmosfera all’interno del Pd. E non è molto tranquillizzante per Renzi la bordata che gli arriva da Gianni Cuperlo, uno degli esponenti più in vsta del dissenso interno al partito del premier. «Sarebbe molto saggio se il capo del governo, con il quale c’è assoluta volontà di collaborazione leale e sincera, assumesse l’occasione delle vicende di questi giorni per fare una verifica, un tagliando all’esecutivo». Il riferimento allo scandalo petrolio e all’azione del cosiddetto “quartierino”  (parole dell’ex ministro Guidi) è evidente. Questa bordata Cuperlo la lancia nel corso di un incontro politico a Torino. «In generale -dice – c’è la sensazione di una eccessiva concentrazione di potere in poche mani. Una cosa che non fa bene al Paese e neppure al governo perché la collegialità rafforza l’azione di Renzi».

Ma non c’è solo lo scandalo petrolio tra i temi lanciati dall’esponente dem. C’è anche la questione della linea politica del Pd, che a Cuperlo evidentemente non piace. «Renzi non è un usurpatore, ha vinto, stravinto le primarie in modo non equivoco. La sua vittoria è effetto anche della nostra paura, delle nostre timidezze, della nostra subalternità. Dovremmo pentirci dei peccati che non abbiamo avuto il coraggio di compiere e dovremmo farlo anche con un certo piglio. E nelle nostre corde abbiamo le potenzialità e la voglia per risalire la china».

Bocciatura anche sul fronte della politica economica. «Le anticipazioni sul nuovo Def rivedono al ribasso le stime di crescita e questo dimostra che le due leve usate dal governo in questi anni contro la crisi, sgravi fiscali e sussidi al ceto medio, non sono bastate». «Bisogna capire – rimarca Cuperlo – se oltre alle misure messe in campo non ci sia ora bisogno di aggiungerne altre più coraggiose sugli investimenti pubblici e sul contrasto a povertà e disuguaglianza. Tutti gli economisti infatti dicono che il moltiplicatore degli investimenti pubblici è molto più alto di quello legato alla detassazione».