A Roma si ritira Bertolaso, negli States Bernie Sanders fa spazio alla Clinton

Chissà se Bernie Sanders, il principale avversario democratico di Hillary Clinton, ha sapiuto che Guido Bertolaso si è ritirato dalla corsa al Campidoglio. Ma ha tratto le stesse conclusioni: «Se non dovessimo vincere…».È la prima volta che Bernie Sanders pronuncia queste parole, ed accade dopo l’ultimo test elettorale nelle cosiddette Acela primaries – dal nome della linea ferroviaria che collega i cinque Stati dove si è votato martedì – una tornata in cui il senatore del Vermont che sfida la Clinton ha vinto solo nel Rhode Island. E adesso Bernie manda a casa centinaia di membri dello staff della sua campagna elettorale, affermando di volersi concentrare sul prossimo appuntamento con le urne, in California, ma nella consapevolezza in realtà che la sua corsa, pur sorprendente ed esaltante per una parte dell’America che altrimenti forse non avrebbe nemmeno avuto voce, di fatto finisce qui. Hillary Clinton e Donald Trump incrociano le spade come se ormai sul campo non ci fosse più nessuno altro. Ed è difficile in questo clima distogliere lo sguardo da quella che sembra un’anteprima della sfida finale. Non ce l’ha fatta nemmeno Ted Cruz tentando l’effetto sorpresa con la nomina di Carly Fiorina nel suo ticket ipotetico, sebbene la mossa sia davvero inusuale visto che solitamente il candidato vicepresidente lo si propone una volta ottenuta la nomination.

Sanders manda a casa centinaia di membri dello staff

Una trovata che potrebbe invece generare un effetto boomerang per il senatore del Texas, mostrando che anche per lui il destino in questa campagna potrebbe essere già segnato. Tanto che c’è già chi si sente a proprio agio al punto da togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Come l’ex speaker della Camera, il repubblicano John Boehner, indotto ha dimettersi anche per via delle pressioni dei conservatori alleati di Cruz, e che adesso lo definisce «l’incarnazione di Lucifero». «Io vado d’accordo con quasi tutti, ma non ho mai lavorato con un più miserabile figlio di … nella mia vita», ha detto Boehner alla Stanford University. Sanders però resta determinato ad andare fino in fondo, fino alla convention dove, pur senza la nomination, vuole contare. Il senatore del Vermont è convinto che non tutto sia perduto, che può pesare nel partito e che quel suo pungolare Hillary dibattito dopo dibattito, prima con garbo e ultimamente anche alzando i toni, sia servito e possa ancora servire, alla causa progressista. Una verifica in questo senso potrebbe essere la nomina del vice in collaborazione con Hillary. E non è solo calcolo politico quello di Sanders: è un fatto che al grido di feel the Bern una parte del Paese – e in maniera assolutamente inaspettata in questi numeri – ha preso parte ad una campagna che altrimenti avrebbe ignorato a pie’ pari. Resta da vedere adesso quanto di tutto questo sarà lasciato in eredità a Hillary.