Rispunta il “saggio” Prodi : «L’Europa ha fallito». Ma è tutta colpa degli altri….

«L’Europa ha un problema di governance». La riflessione, non troppo originale, è di Romano Prodi che di tanto in tanto rispunta sulla scena politica in versione vecchio saggio.  «Non c’è un problema di politica estera sul quale ci siamo trovati d’accordo. Pensavo che la crisi economica degli ultimi anni avrebbe generato uno spirito di solidarietà. E invece non ha creato nulla». Intervistato da La Stampa, l’ex premier ed ed ex presidente della Commissione Ue dà lezione di politica estera gettando la croce sull’intero sistema, dalle scelte internazionali ai meccanismi farraginosi che regolano le dinamiche comunitarie, come se non avesse mai avuto un ruolo nei centri decisionali dell’Unione europea. Poi si unisce allo sport nazionale: la demonizzazione dei partiti populisti responsabili dello stallo e della frattura degli equilibri. Ma Prodi mette anche all’indice il fallimento dei partiti tradizionali del Vecchio Continente: «i partiti populisti, o meglio anti-sistema, non possono più essere contrastati con l’appello dei partiti tradizionali. Le grandi coalizioni restano una grande riserva della tradizione europea, ma adesso sono messe a rischio».

Prodi: l’Europa ha fallito

«La risposta varia da Paese a Paese. In genere, e questo vale per tutti, i partiti non riescono più a dare soluzioni ai problemi e alle domande dei giovani e questo ha accelerato la crisi», continua Prodi evidenziando la logica particolaristica che muove gli Stati membri. Un esempio? Il rapporto con la Cina: «I Paesi europei si muovono come singoli. Il flusso commerciale sulla rotta Europa e Cina è il più grande del mondo, eppure se lo dividiamo a fette abbiamo comportamenti diversi. I tedeschi hanno un equilibrio commerciale con Pechino. La cancelliera Merkel ha mostrato leadership e compiuto almeno sette missioni in Cina con importanti delegazioni imprenditoriali. Gli altri no». Prodi si dice preoccupato per il futuro dell’Europa, «perché questo squilibrio mette la Germania in una condizione psicologica di felicità per non usare un termine aggressivo. Uno squilibrio che si riflette su tutta l’Europa”