Riina jr da Vespa, l’amarezza di Mattarella. E la Rai “renziana” fa mea culpa

Anna Maria Franzoni, i Casamonica e ora anche Riina jr: Porta a Porta tra un preteso diritto di cronaca o voyeurismo esasperato? Cosa deve offrire il servizio pubblico? Lo share deve avere sempre e comunque una corsia privilegiata? Oppure deve darsi un limite e tenere conto del dolore delle vittime e delle ferite profonde del nostro Paese? All’indomani dell’intervista a Riina jr il clima è più infuocato che mai. Di certo le levate di scudi istituzionali, l’indignazione e la protesta dei parenti delle vittime o delle associazioni per la lotta alla mafia non sono bastate per bloccare la ribalta in tv di Salvatore Riina, figlio di Totò Riina il feroce capo di Cosa Nostra definito la “belva umana”. Neanche il “dispiacere” che ha fatto filtrare il Quirinale hanno spinto la Rai e Bruno Vespa a fare un passo indietro. Vespa ha difeso fino in fondo la scelta di mandare in onda a Porta a Porta l’intervista al figlio del boss, condannato anche lui per associazione mafiosa, che ha appena scritto un libro per difendere la “dignità” della sua famiglia. «Amo mio padre e la mia famiglia, non tocca a me giudicare le azioni della mia famiglia», ha detto Riina jr durante l’intervista. E ancora: «Quando uccisero Falcone mio padre guardava i tg. Non mi venne mai il sospetto che era dietro gli attentati».  E poi: «Non so che cosa sia la mafia, non me lo sono mai chiesto. Omicidi e traffico di droga non sono soltanto mafia». Vespa, dal canto suo, prima di lanciare l’intervista ha detto: «Per combattere la mafia, che tuttora è potente e gode di protezione diffusa, bisogna conoscerla».

Intervista a Riina jr e le polemiche: l’Antimafia convoca la Maggioni

Ma le polemiche non si sono spente, tanto che la Commissione parlamentare Antimafia ha convocato per oggi la presidente della Rai Monica Maggioni e il direttore generale Antonio Campo Dall’Orto, per una audizione urgente sulla vicenda. Viale Mazzini per gettare acqua sul fuoco ha pensato di organizzare una puntata riparatrice dedicata alla lotta alla mafia «per offrire un ulteriore punto di vista contrapposto a quello offerto dal figlio di Riina» con ospiti il ministro dell’Interno Angelino Alfano e il presidente dell’Autorità anticorruzione Raffaele Cantone. Secondo Viale Mazzini si è trattato di “polemiche preventive” da parte di chi non ha visto l’intervista, che Vespa ha condotto “senza sconti”.

Maggioni: la vittima e l’aguzzino non possono avere la stessa dignità di racconto

Monica Maggioni in un’intervista ad Avvenire  ha spiegato che «da giornalista le notizie sono notizie, le storie sono storie. E avere di fronte un mafioso che spiega la vita quotidiana dei mafiosi è certamente un documento. Ma poi ci sono le responsabilità e i contesti», «c’è il servizio pubblico. E c’è la storia del nostro Paese e la ferita che la mafia rappresenta. Nel servizio pubblico, e per i giornalisti del servizio pubblico, la vittima e l’aguzzino non possono avere stessa dignità di racconto a meno di non considerare sullo stesso piano la mafia e chi lotta contro la mafia». E ancora:  «Sentire quel racconto in cui il figlio non giudica e non condanna il padre è difficile da sopportare», ha detto. «Vorrei vedere, invece di ascoltare le sue elucubrazioni, molta più attenzione quotidiana per le storie – quelle sì eroiche – dei cronisti minacciati dalla mafia, quelli che tutti i giorni sono su quelle stesse strade, sentono quegli stessi linguaggi di minaccia che oggi il figlio del boss fa cinicamente finta di non considerare. Vorrei che a fare quelle domande a Riina junior potessero essere i figli delle vittime della mafia, i protagonisti delle storie spezzate, perché il servizio pubblico non ha incertezze e non subisce fascinazioni; è dalla loro parte». E ha proposto: «Mi piacerebbe che i diritti del libro di questo signore potessero essere sequestrati dallo Stato come beni di provenienza mafiosa e destinati alla lotta contro la mafia».