Riforme truffa, i giuristi le bocciano. E subito Napolitano va in aiuto di Renzi

Il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano non rinuncia alle “invasioni di campo”, anche da “ex”, in soccorso di Matteo Renzi. L’ultimo caso è veramente clamoroso. Napolitano alza il suo scudo in difesa del premier. E lo fa per ripararlo dalle 56 frecce che gli sono piovute addosso da altrettanti costituzionalisti sul delicatissimo tema della riforme. Si tratta di nomi prestigiosi: da Francesco Paolo Casavola a Gianmaria Flick, da Franco Gallo a Gustavo Zagrebelsky, a Valerio Onida. Insomma, tutti nomi che portranno pesare negativamente in vista del referendum di ottobre, sul quale, come è noto, Renzi si gioca la cariera politica. Un bello smacco. Ma ecco che ci pensa Napolitano…

Non è infatti casuale che  la sua esternazione pro-rifrome avvenga proprio all’indomani della pronuncia degli illustri 56 giuristi. Sulla riforma costituzionale, dice infatti Napolitano, «credo potrà prevalere la consapevolezza della gravissima conseguenza che avrebbe in Europa una prova di impotenza della democrazia italiana nel riformare il proprio ordinamento». Queste cose Napolitano le dice ad un convegno della Fondazione “Gianni Pellicani”. «Se non fosse possibile il riformismo – aggiunge Napolitano – vorrebbe dire che siamo condannati all’immobilismo; è una condanna che spero, e siamo in molti, sia ritenuta inaccettabile». Parole chiare, che sembrano un po’ dettare la linea di Renzi in vista dell’appuntamento referendario. Durante il suo intervento, Napolitano  ha sottolineato più volte la necessità del superamento dell’attuale Costituzione nella parte dedicata al bicameralismo perfetto, rilevando come «l’Italia sia l’unico Paese ad averlo». Un vulnus, per Napolitano, «nato per accontentare tutti e per la paura di molti di perdere spazi di potere e di comodo» Per questo, ha concluso, «dobbiamo guardare all’Europa anche nel rivedere la Costituzione, perché solo il riformismo può migliorare l’Italia e l’Europa». Sfugge a Napolitano che, con l’attuale riforma, passeremmo dal bicameralismo perfetto al bicameralismo bislacco, dal momemnto che avremmo un Senato composto da nominati dalle nomenklature regionali che sarebbe comunque grado di ostacolare i lavori della Camera. Napolitano è stato uno dei grandi sponsor delle riforme di Renzi. E ci tiene, evidentemente, a condurle in porto. Costi quel che costi.